Quanti anni di vita macchine per scrivere?

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Quanti anni di vita macchine per scrivere?

Come le macchine fotografiche 35mm, gli orologi classici e altri oggetti apparentemente anacronistici, le macchine per scrivere non sono affatto fuori moda e stanno ritornando in auge anche tra le persone più informatizzate.

Su Internet si possono trovare macchine vintage in vendita a poche decine di euro, come il modello Olivetti Lettera 32. Si tratta dell’eredità della solida ingegneria meccanica di qualità che ben più di cento anni dopo può ancora ticcettare per scrivere una lettera o un romanzo best seller.

Certamente questi oggetti antichi mancano della possibilità di correggere il testo o di lavorare in contemporanea su decine di finestre di documento come con un programma di scrittura, tuttavia, anche se manca la flessibilità moderna, si riscattano con il piacere di battere a macchina.

Anche se si tratta di testi che non devono andare oltre la propria scrivania, il piacere tattile di scrivere alla vecchia maniera non trova paragoni con quello che si prova con l’austero portatile.

Le tastiere del computer emettono uno scialbo ticchettio: si esegue il lavoro tuttavia il suono è intimo e basso, come quello degli aghi da lana per fare la calza. Tutto quello che si scrive su una macchina per scrivere risuona imponente, le parole nascono da piccole esplosioni. Un messaggio di ringraziamento riecheggia con la stessa grandezza di un capolavoro della letteratura.

Il suono dei tasti è una delle ragioni per possedere una macchina per scrivere antica che tuttavia non è né comoda né veloce. Poi c’è il puro piacere fisico della scrittura: i muscoli della mano controllano volume e ritmo dell’assalto auricolare cosicché la stanza risuoni al ritmo crepitante delle sinapsi. La fisicità dello scrivere a macchina porta alla terza ragione per utilizzare un relitto del passato recente: la permanenza.

Quando si impara a scrivere lettere su una vecchia macchina da scrivere si deve posizionare bene il carrello per allineare l’indirizzo ed effettuare il rientro: complicato!. Si devono premere i tasti con la forza necessaria per colpire il nastro inchiostrato senza per incastrare la leva della lettera e si deve scrivere con attenzione e intenzione.

La macchina per scrivere obbliga a concentrarsi: ci sono solo l’autore e la pagina; nessun fastidioso avviso di nuovi messaggi mail in arrivo o altre distrazioni che si frappongano.

E per quando la macchina sembri spietata (non c’è tasto per cancellare), l’utilizzo incoraggia a dedicarsi alle parole per non usare gomma e bianchetto.

Oggi le generazioni troppo giovani per essere cresciute con la macchina per scrivere la considerano parte di un’avventura sentimentale. Tuttavia la si può ancora utilizzare perché impedisce agli occhi indiscreti e ai ladri informatici di spiare l’ultimo testo redatto e dura molto più a lungo della batteria del portatile.

Per quelli nostalgici dell’arte di scrivere a macchina che tuttavia non vogliono abbandonare la scrittura digitale, esiste l’Hanx Writer della iOS che combina l’aspetto e la sensazione dell’antico con i vantaggi dell’iPad.

C’è anche Qwerkywriter, una tastiera meccanica per USB e Bluetooth ispirata alle macchine da scrivere di un tempo. Oppure si può installare uno dei tanti font che simulano i caratteri di quello stile di scrittura retrò.

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traduttrice; lingue di lavoro: inglese, francese, tedesco