Quanto cibo si spreca in Italia COMMENTA  

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E’ stato stimato che circa 180 kg di cibo pro capite all’anno in Europa è sprecato, esclusi i rifiuti agricoli alimentari e scarti di pesce. Una nuova indagine ha esaminato non solo le quantità di cibo sprecato, ma anche gli atteggiamenti delle persone, i comportamenti e le singole motivazioni dello spreco alimentare a livello familiare: le informazioni possono ora essere utilizzate per proporre strumenti efficaci per ridurlo.


“Rifiuti” è la parola chiave di un nuovo sondaggio on-line in materia di rifiuti alimentari. Co-sviluppata e lanciata nel novembre scorso da ricercatori del Centro Europeo Commissione comune di ricerca (CCR) e esperti dell’Università di Bologna e il Karlsruhe Institute of Technology, l’indagine è stata realizzata su misura per gruppi specifici in Italia e Germania. Obiettivo dei ricercatori era quello di raccogliere dati sui rifiuti alimentari, ma anche per aumentare la consapevolezza sull’importanza della sua prevenzione: migliorare la sostenibilità della catena alimentare è essenziale per affrontare la scarsità di risorse e la sicurezza alimentare globale.


I primi risultati del sondaggio sono stati consegnati questa mattina a Milano, in una conferenza stampa organizzata presso la sede della Rappresentanza della Commissione europea. I ricercatori e gli addetti stampa del CCR e le università hanno partecipato all’organizzazione, hanno presentato i risultati e risposto alle domande dei giornalisti. L’iniziativa è stata molto apprezzata e numerosi articoli sono stati pubblicati sulla stampa italiana.


L’indagine consisteva in 44 domande on-line, in Italia più di 3.000 intervistati hanno completato il questionario.

I seguenti risultati iniziali sono stati presentati:

Il 60% degli intervistati in Italia dichiara di buttare via il cibo almeno una volta alla settimana. Il 48% lo getta direttamente nel cestino, senza riusarlo per il compost o cibo per animali; solo il 20% dichiara di riutilizzarlo; 4% lo dà via gratis;

Il 52% dichiara di buttare via meno di quanto hanno fatto due anni fa, il 28% non ha cambiato le abitudini;
soprattutto, i motivi principali di questo spreco di cibo sono legati alla conservazione del cibo, sia a causa della mancanza di conoscenza su come conservare il cibo o di una discrepanza tra la quantità di cibo acquistato e l’importo richiesto a livello familiare.

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In Italia, l’indagine è stata inquadrata sotto l’iniziativa del programma europeo “Un anno contro lo spreco” e promossa dal professor Andrea Segré, Direttore del Dipartimento di Agricoltura e Scienze degli Alimenti, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Presidente di ‘Last Minute Mercato ‘. L’indagine è stata promossa dalle trasmissioni radio ‘Caterpillar’ e ‘Decanter’ sul canale Radio2 Rai.

La presentazione dei risultati è coincisa con il lancio di “Osservatori Rifiuti”, il primo Osservatorio Nazionale italiana sui rifiuti da parte dell’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Agro-Alimentari e Tecnologie e Dipartimento di Statistica). Prof. Andrea Segré ha spiegato che questo sarà “uno strumento scientifico e, allo stesso tempo, un canale di informazione, comunicazione e sensibilizzazione in materia di rifiuti alimentari domestici, in parallelo, le politiche saranno promosse, mirate a prevenire e ridurre i rifiuti”.

L’Osservatorio Nazionale dell’Università di Bologna, Waste Watcher ha rivelato dei dati preoccupanti: il 25% della spesa che facciamo finisce nell’immondizia, molto spesso anche completamente impacchettata.

Numericamente possiamo parlare di 76 kg di alimenti buttati per persona, un numero enorme, considerando quello che si potrebbe fare in paesi molto più poveri con la quantità di cibo inutilizzato di un solo individuo: l’analisi è stata effettuata su un campione di 2000 persone di diversa età e diversa provenienza geografica nel nostro paese.

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