Quanto cibo sprechiamo? Il doppio di quello che pensiamo COMMENTA  

Quanto cibo sprechiamo? Il doppio di quello che pensiamo COMMENTA  

Sul fatto che bisogna evitare di sprecare cibo siamo ormai tutti d’accordo e la consapevolezza rispetto a qualche anno fa è in Italia decisamente aumentata. Ma a parte questo dato acquisito, tantissimo c’è da fare. E questo emerge tra l’altro leggendo il Rapporto 2015 Waste Watcher, dove ci sono i primi dati assoluti (malgrado nel resto d’Europa sia una policy),  dei ‘diari di famiglia’ un test preciso che indica la misura quali-quantitativa dello spreco ad ogni pasto. Ecco così che spreco reale e spreco percepito non coincidono. Proprio alla luce di questo primo test infatti, condotto nella primavera 2015 da Waste Watcher con la validazione scientifica dell’Università di Bologna – Distal, è possibile affermare che lo spreco di cibo domestico reale e’ circa il 50% superiore allo spreco percepito e dichiarato nei sondaggi. Ne deriva che gli italiani sprecano effettivamente circa 13 miliardi di euro ogni anno con il cibo buttato nella pattumiera di casa.


”Lo spreco di cibo, dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura domestico, vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato”, spiega il fondatore di Last Minute Market Andrea Segre’, presidente del Comitato tecnico-scientifico del Programma nazionale di Prevenzione dei rifiuti (Min. Ambiente) in occasione della Giornata mondiale per il cibo del 16 ottobre, in cui a Padova alla scrittrice Susanna Tamaro andrà il Premio Vivere a spreco zero.


Il test dei ‘Diari di famiglia’, guidato dalla ricercatrice Claudia Giordano sotto la supervisione di Luca Falasconi, funziona con monitoraggi e rilevazioni annotate da famiglie campione (16 gruppi familiari intercettati dalla trasmissione di Radio2 Decanter e 30 gruppi multigenerazionali di famiglie di Bologna), che devono indicare con precisione la misura dello spreco ad ogni pasto e spiegano come il cibo gettato viene di volta in volta smaltito.


”Con le ripetute indagini dell’Osservatorio Waste Watcher, di Last Minute Market /Swg, abbiamo recepito molte informazioni sullo spreco alimentare domestico in Italia, che ricordo rappresenta circa il 50% dello spreco generato nell’intera filiera agroalimentare. Dal campione rappresentativo studiato si evince che il costo dello spreco alimentare nelle case è salito da 8,1 miliardi 2014 a 8,4 miliardi 2015. Si tratta di un dato che deriva dalla “percezione” del campione, tipico della metodologia di analisi scelta, da leggere – sembra paradossale – positivamente: in altre parole la sensibilità al tema, in questo caso lo spreco di alimenti, è migliorata. Ciò è avvenuto anche grazie alle campagne di sensibilizzazioni come “Un anno contro lo spreco”, l’unica azione stabile rivolta ai cittadini avviata da Last Minute Market nel 2010 e tuttora in corso. Quest’anno abbiamo promosso i “diari delle famiglie”, seguendo metodologie di “sorting waste” dei rifiuti organici e indifferenziati condivise con i nostri partner europei. Obiettivo: avere i numeri “reali” dello spreco di cibo a livello domestico. I risultati sono sorprendenti: scopriamo e certifichiamo, anche rovistando nella spazzatura delle famiglie che compilano i Diari, che la percezione dello spreco è del 50% inferiore ai numeri reali. I circa 12,6 miliardi di euro/anno di spreco alimentare delle famiglie, che risultano dall’indagine quantitativa, rappresentano un dato che deve far riflettere e intervenire prima possibile. Come? Bisogna fare prevenzione dato che il cibo sprecato a livello domestico non è recuperabile, anzi dovendo essere smaltito come rifiuto rappresenta un costo economico per le famiglie e un costo ambientale per la società. Pertanto è urgente attivare programmi e campagne di educazione alimentare ed ambientale nelle scuole italiane coinvolgendo studenti, famiglie, insegnanti. L’educazione agro-ambientale non solo è un antidoto formidabile per contrastare lo spreco ma anche un straordinaria occasione per promuovere l’integrazione civile nelle nostre scuole”.

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Il Rapporto 2015 Waste Watcher si sofferma sui comportamenti degli italiani e registra che:  un italiano su 2 compila una lista della spesa per prevenire lo spreco e l’eccesso di acquisto(51%). Si tratta della medesima quantità di intervistati che attribuisce lo spreco domestico all’eccesso di cibo acquistato (46%). Rilevante il dato degli italiani che dichiarano di non gettare in automatico il cibo scaduto, ma di voler assicurarsi che sia davvero andato a male: sono l’81%, 4 su 5 italiani. E ancora: 3 italiani su 4 fanno la spesa al supermercato, e ben 9 italiani su 10 dichiarano di consultare abitualmente l’etichetta dei cibi acquistati.

La percentuale degli italiani che chiede o auspica di ottenere una doggy bag al ristorante per non sprecare il cibo che avanza: si tratta del 30%, 1 italiano su 3. Il rapporto rileva l’aumentata sensibilità degli italiani per il tema spreco alimentare in rapporto all’impatto ambientale: quasi un plebiscito, 9 italiani su 10 finalmente mettono in relazione spreco di cibo e danno ambientale, altrettanto (oltre il 90%) per la richiesta di affrontare già da studenti il tema dell’educazione alimentare, come un vero e proprio insegnamento da impartire sui banchi di scuola, analogamente all’educazione civica. Auspicio per ora disatteso dalle linee direttrici della #buonascuola che non ha introdotto focus specifici sull’educazione alimentare.

Il quadro internazionale non è buono: circa 1/3 della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare (FAO 2011); circa il 24% se misurata in calorie. (WRI 2013) Il valore economico del cibo sprecato a livello globale si aggira intorno ai 1.000 MLD di dollari/anno e sale a circa 2.600 MLD di dollari se si considerano alcuni dei costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale. Nella filiera agricola globale si spreca il 32% produzione agricola (510 mln di t), il 22% post in fase di raccolta e immagazzinaggio (355 mln di t), l’11% a livello di industria alimentare (180 mln di t), il 13% a livello distribuzione (200 mln di t) e più di 1/5, ovvero il 22% a livello di consumo domestico (345 mln di t).

E ancora: nel mondo si spreca il 30% dei cereali prodotti, il 45% della frutta e verdura, il 30% del pescato, il 20% della carne, il 45% di tuberi e radici, il 20% dei prodotti lattiero caseari.

Se si riducesse della metà la percentuale di cibo sprecato, si taglierebbero del 7,5% le emissioni di gas metano, che riduce lo strato di ozono.

Complessivamente, circa il 56% dello spreco di cibo si verifica nei Paesi sviluppati; il restante 44% nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS).

A livello del consumatore, lo spreco procapite in Europa e Nord-America è circa 95-115 kg/ab/anno; nell’Africa sub-Sahariana e nel Sud-est Asiatico tale valore è di circa 6-11 kg/ab/anno (FAO).

E in Europa? Ogni anno l’UE getta via 90 milioni di tonnellate di cibo. Ogni giorno in Europa si sprecano 720 Kcal di cibo a persona che portano allo spreco di 18 mc di acqua e allo spreco delle risorse naturali di 334 mq di terra arabile.

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