Quel maledetto 15 gennaio

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Quel maledetto 15 gennaio

4_slideshowIl 15 gennaio, oltre a essere ricordato per il forte terremoto che colpì e devastò la Valle del Belice coinvolgendo le province di Palermo, Agrigento e Trapani la notte a cavallo tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, causando la morte di 370 persone, 992 feriti e un numero impressionante di sfollati, circa 70.000, rimasti senza casa, è tristemente ricordato per un’altra grande ferita — sempre inferta in terra siciliana —: la morte nel 2012 di Padre Matteo La Grua. Eventi differenti tra loro e in epoche lontanissime (basti pensare che nel ’68 in quelle zone molte case erano in tufo, alcune prive di acqua corrente e il pensiero dell’uomo sulla luna era pura fantascienza, nel 2012, invece, si poteva acquistare un Iphone su internet dall’altra parte del mondo), tutti e due i fatti però sono stati accomunati da un unico dolore: la perdita di persone care.

Padre Matteo nacque a Castelbuono nel 1914, proprio in quelle terre palermitane dove la terra, ruggendo e tremando, tradì i propri figli quella maledetta notte, seppellendoli sotto le macerie di uno Stato impreparato e palesemente impacciato a calamità simili.

Meno trambusto avvenne invece per la morte di Padre La Grua, esorcista, che per anni ospitò migliaia di persone malate, aiutandole e dando loro sollievo spirituale, un piatto caldo e un tetto sopra alla testa, poco importava l’appartenenza sociale, la moralità, i peccati o l’entità dei loro conti correnti: lui lo faceva per vocazione, non per lucro, ascoltando e ospitando le persone più disparate, dal tossicodipendente pentito alla duchessa di Aosta, dal cassaintegrato depresso al notaio «posseduto».Padre_La_Grua

L’esile porticina all’interno del cortile in via Ruggerone, a Palermo, era aperta a tutti e a tutte le ore, anche al demonio se solo questi avesse voluto emendarsi. “I bisogni della gente non vanno mai in pensione — disse Padre Matteo poco prima della sua scomparsa —, di conseguenza, nemmeno i sacerdoti“. Parole, le sue, spoglie di ori, appartamenti opulenti video sorvegliati o auto blindate che per la loro estetica sembravano nate per allontanare i fedeli, non per avvicinarli.

Una missione umana, caritatevole e umile quella del prelato che all’età di 97 anni, ormai esausto, continuò a elargire parole di conforto e speranza a chiunque avesse varcato quella porta nel retro della chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Aiuti spirituali che spesso si intrecciarono con chi, parecchi anni prima, perse tutto in quel terremoto nato il 14 notte e scomparso il 15 gennaio, proprio come Padre La Grua.

(A Padre La Grua si deve la fondazione del Centro Carismatico Gesù Liberatore, nella contrada di Margifaraci a Palermo). Riposa in pace don.

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