Quella rissa tra il ‘bene’ e la ‘feccia’

Attualità

Quella rissa tra il ‘bene’ e la ‘feccia’

A Bologna una rissa con più di 250 ragazzi, la maggior parte adolescenti, ha scatenato il panico nei Giardini Margherita: una ‘zona franca‘ nel verde del centro città. Visti i tempi, questa notizia potrebbe passare come una quotidiana esasperazione, senza porsi troppi perché, ma questo scontro – oltre che fisico – è stato uno scontro ben più antipatico e maledettamente odierno: la condizione sociale di chi può, e chi fa di tutto per potere. Così i «Bolobene» e i «Bolofeccia» si sono affrontati, divisi da un’appartenenza socio-economica, probabilmente anche razziale. I primi: alunni dei licei più esclusivi della città, ovviamente nel centro storico, con genitori abbienti appena usciti dal ricordo di un villaggio turistico in Sardegna. I secondi: anche loro liceali, ma di periferia, respirano l’aria pesante di chi vive alla giornata, quell’aria che sparge incertezze su ogni cosa, compresi i sogni dei loro padri e delle loro madri, umili lavoratori, la maggior parte immigrati.

Il primo campo di battaglia è stato il web, su un indirizzo dal nome innocuo e dal gusto squisitamente informatico: Ask.fm.

Un terreno di allenamento e sfogo, prima di prendere parte al “Mega rissone” – come ha scritto uno dei ragazzi sul sito -. Un’altro chiedeva se doveva portare la “lama”, mentre un altro si informava se qualcuno avesse già provveduto a “bruciare qualche bolofeccia ai giardini pubblici“. Uno scontro nello scontro, tra ricchi e poveri, tra bianchi e diversi, tra sudditi delle griffe e cavie dell’integrazione. Una forte ideologia sociale quella di attuare dei pensieri, armandoli con l’arroganza e l’incoscienza giovanile, poiché a far scontrare questi ragazzi non è stato il credo politico, la squadra del cuore o una religione mal professata, ma il livello sociale tra due ‘classi’ (non scolastiche): chi vive agiato, senza sentire troppi “no”, e chi deve sacrificare la propria adolescenza con il rifiuto della moda e il desiderio di essere accettato da una società del consumo, trascorsa in fila, fuori da un negozio, ad attendere l’ultimo modello dell’ Iphone.

Quattordicenni e quindicenni nutriti da una noia che va ben oltre un gioco sulla PlayStation.

Una rissa in cui i maggiori contusi sono stati l’orgoglio e la paura di mostrarsi buoni agli occhi di chi vive in periferia, spacciandosi per duri difensori del proprio territorio assegnatoli dalla fortuna o dal destino che dir si voglia. Una ‘guerra del censo’ (status sociale) fatta da ragazzini, ancora cuccioli per le loro mamme, non da balordi teppisti di strada. Adesso è facile moralizzare e scandalizzarsi, imputando tutto a un’educazione negata o a una mancanza di modelli da seguire, ma se i loro ‘totem’ della tolleranza, del senso civico e dell’integrazione sono rappresentati da persone, i quali ogni tanto rissano elegantemente in giacca e cravatta all’interno del Parlamento, per ideali poco differenti da quelli dei ragazzi in questione beh, non stupiamoci troppo: «In fin dei conti loro sono solo dei mascalzoni insolenti, gli altri sono liceali!»

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche