Racconigi, il manicomio abbandonato da salvare

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Racconigi, il manicomio abbandonato da salvare

L'edificio abbandonato
L'ex manicomio dall'esterno

A Racconigi, paese in provincia di Cuneo noto per il suo Castello Reale, c’è un ex manicomio abbandonato risalente al Settecento che rischia il crollo o l’abbattimento: qualcuno lo salverà?

Il padiglione “Chiarugi”

Nel padiglione principale

Il comune di Racconigi, in provincia di Cuneo, famoso per il suo Castello Reale, ha anche altri luoghi che meriterebbero di essere conosciuti e preservati. Per esempio l’ex manicomio, abbandonato e chiuso da oltre trent’anni. Sta cadendo in rovina, come hanno rilevato studi effettuati dal Politecnico di Torino, e in particolare sta cadendo in rovina il “padiglione Chiarugi”, quello più grande e più antico della struttura, chiamato come il celebre psichiatra toscano del Settecento Vincenzo Chiarugi (Empoli, 17 febbraio 1759 –Firenze, 22 dicembre 1820). La costruzione iniziò per volontà di re Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1786 e fu conclusa nel 1829. In origine, secondo il desiderò del sovrano sabaudo, si pensava di far diventare l’edificio un Ospedale di Carità ed Opere Pie per mendicanti e “mentecatti”, ma poi venne trasformato in collegio per i figli degli ex-militari. Recuperando in parte l’idea iniziale, divenne un ospedale psichiatrico nel 1871 per iniziativa dall’Amministrazione provinciale, che riflettè sul fatto che Racconigi si trovasse proprio al centro della provincia.

La struttura chiuse nel 1981, in seguito all’entrata in vigore della legge Basaglia – la Legge 180 del 13 maggio 1978 – . Fu dunque abbandonata dai proprietari, l’ASL CN1 e poi la Regione Piemonte.

L’ospedale psichiatrico

In bianco e nero

Oltre ai tre piani del “Chiarugi”, caratterizzato da una superficie coperta di circa diecimila metri quadrati con un reparto maschile e un altro femminile, e due cortili interni, fu aggiunto il padiglione “Marro”, riservato ai cosiddetti “uomini tranquilli”; il padiglione “Tamburini”, riservato alle “donne tranquille” – cioè meno problematiche –; il “Morselli”, con le celle di contenzione per le persone definite “acute” – ovvero affette da una patologia più grave -; una colonia agricola in cui si praticava l’ergoterapia – una disciplina riabilitativa detta anche terapia occupazionale che mira allo sviluppo, al recupero o almeno al mantenimento delle capacità del malato -; una serie di laboratori medici – tra cui uno per l’elettroshock –; uno di ricerca e una sala operatoria per gli interventi al sistema nervoso.

Poi c’erano le cucine, una panetteria, una casa che ospitava una quarantina di suore, una centrale di riscaldamento e vari altri edifici nel grande e bellissimo parco, oggi inagibile.

Nel manicomio lavoravano circa 500 persone, mentre il maggior numero di malati si ebbe nel corso della Prima e della Seconda Guerra Mondiale – anni in cui vi furono non meno di mille persone ricoverate –, e tra gli Anni Sessanta e Settanta, quando si arrivò al 1.400. Negli Anni Sessanta gli abitanti del paese chiamavano sarcasticamente il manicomio “la fabbrica delle idee” – ovviamente folli -, contrapposta al lavoro produttivo di una fabbrica vera e propria.

La richiesta di “salvataggio”

Urge recupero

Oggi l’ex manicomio di Racconigi rischia di crollare o di essere abbattuto, e necessita urgentemente una messa in sicurezza. E’ importante per il Comune, per la Regione ma anche per l’Italia intera per il valore storico ed architettonico dell’edificio. Lo ha fatto presente nel gennaio scorso con una lettera alle istituzioni l’Associazione “Italia Nostra”, ONLUS che si occupa della salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali.

Essa ha riferito che l’ ASL CN1, nel 2013, aveva offerto 534.000 euro per eseguire provvedimenti emergenziali, ma non servirono a giungere ad un definitivo “salvataggio” dell’ex manicomio. Nel 2014 venne abbattuta la ciminiera centrale termica e le strade limitrofe sono state chiuse per mancanza di sicurezza.

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