Raul Bova: “Le coppie gay non sono di serie B” COMMENTA  

Raul Bova: “Le coppie gay non sono di serie B” COMMENTA  

Il riconoscimento delle coppie omosessuali è una delle maggiori rivendicazioni del mondo gay. Tale richiesta nasce dall’esigenza di eliminare completamente dalle legislazioni dei vari paesi le differenza tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali. Alcuni Paesi si sono già conformati a tale richiesta con il riconoscimento dei matrimonio gay. L’Italia, invece, resta ancora oggi uno dei pochi Paesi che a causa di un’arretratezza culturale, fatica ad adeguarsi.


Vanity Fair, ha così deciso di lanciare un appello al governo che recita: “L’Italia assieme alla Grecia, è l’unico Paese dell’Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile.

Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell’orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell’asse ereditario.

Con l’attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno.

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Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l’accesso a quei diritti è sempre e comunque negato”.

Testimonial d’eccezione della petizione è Raul Bova. L’attore, quarant’anni, sposato e padre di due figli, si fa portavoce di tutti i diritti dai gay ritenendo che l’amore sia universale e senza differenze. Bova ricorda il momento in cui ha conosciuto l’amore gay: “Intorno ai sedici anni, quando mi accorsi che il mio migliore amico era innamorato di un ragazzo, mentre a me interessavano le ragazze. Non cambiò nulla nella mia amicizia per lui e nel bene che gli volevo: troppe le cose che avevamo in comune perché quell’unica differenza avesse importanza”. L’uguaglianza, però, rappresenta ancora un’utopia: “Penso che, se ancora c’è chi sente il bisogno di gridarlo al mondo, vuol dire che l’uguaglianza è lontana. Io non mi presento dicendo: “Piacere, sono Raoul Bova, eterosessuale”.

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