Recensione film Il sapore del successo

Cinema

Recensione film Il sapore del successo

Un Cast stellare e un Bradley Cooper più brillante che mai

Bradley Cooper è proprio bravo, non c’è che dire. Che reciti nei panni del “cecchino”di Clint Easthwood o di quelli del cuoco a tre stelle del film di John Wells non fa differenza, riesce ad essere credibile, sempre e comunque.

C’è da dire che tutti i personaggi che interpreta sono tutti un po’ nevrotici, incasinati, essere solitari più o meno inadatti alla vita, con una spiccata tendenza all’autodistruzione, ma che comunque alla fine non possiamo fare a meno di trovare simpatici.

Il film scorre veloce, anzi velocissimo e non costa assolutamente alcuno sforzo allo spettatore che, al contrario, rimane deliziato guardando sfilare davanti agli occhi una serie di portentosi esempi di nouvelle cuisine, egregiamente presentati, che non possono che far venire l’acquolina in bocca. Sienna Miller, che già aveva affiancato il nostro attore pluricandidato all’Oscar in American Sniper, qui sembra perfettamente a suo agio nella parte della sous chef super talentuosa, che poco concede alle scollature o alla femminilità, completamente presa dal suo personaggio a metà fra l’artista di street food e l’intellettual chic .

Il cast è davvero stellare, basti citare le partecipazioni di Emma Thompson, Uma Thurman e Alicia Vikander, qui più in forma che mai, e il risultato quasi scontato.

Finanche il nostro Riccardo Scamarcio, nella pellicola, fa la sua figura, e fatta eccezione per il doppiaggio che non è proprio di altissima qualità, il suo personaggio è perfettamente in parte e intonato al resto del gruppo, confermando che l’attore italiano è uno dei migliori attualmente sul campo.

Nel complesso, il film, è un buon film. Diverte ma non senza far riflettere, intriga per via dell’indiscussa avvenenza di Bradley Cooper, che qui come non mai, può di diritto rivendicare l’appellativo di “Gran fico”, che oltre a ciò, possiede l’arroganza e lo charme dell’uomo che non deve chiedere mai e un po’ ricorda il Richard Gere di “Ufficiale e gentiluomo”. Un film che, se pure non è destinato a lasciare il segno, è l’ennesima dimostrazione di come l’America riesca a fare bene anche quando non si impegna troppo e si propone semplicemente di intrattenere con una semplice commedia, che, mescolando gli ingredienti giusti, resta sempre e comunque un “piatto prelibato”.

Jole de Castro

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche