Reddito minimo garantito. La ministra del Welfare Elsa Fornero propone quello che in Europa è realtà

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Reddito minimo garantito. La ministra del Welfare Elsa Fornero propone quello che in Europa è realtà


Reddito minimo garantito. Un miraggio e una realtà la proposta del ministro del Welfare, Elsa Fornero, che ha accennato a una misura che nel resto d’Europa è stata già applicata dalla maggior parte degli Stati membri, fatta eccezione per l’Italia che insieme a Ungheria e Grecia sono rimaste indietro.

Fin dal 1992 la Commissione europea ha adottato una risoluzione (n. 441) in cui è stato definito il reddito minimo garantito (la disponibilità delle risorse minime necessarie per vivere una vita libera e dignitosa) come un diritto sociale fondamentale. E abbia esortato gli Stati membri a istituire un quadro giuridico che garantisca questo diritto.

Il Parlamento europeo ha più volte sottolineato l’urgenza che tutti gli Stati membri introducano schemi di garanzia del reddito minimo (detto anche reddito di cittadinanza, reddito di esistenza, renta minima, basic income), per coloro che sono a rischio di esclusione sociale: giovani in attesa di prima occupazione, disoccupati e persone in condizione di marginalità, attribuendo a ognuno almeno il 60% del reddito medio riferito a ciascun Paese (oltre a misure aggiuntive come aiuti o tariffazioni agevolate per gas, luce, affitti e trasporti o per spese straordinarie e urgenti).
Dai 613 euro del Belgio ai 1.044 del Lussemburgo

Con il nuovo governo Monti e il ministro del Welfare Elsa Fornero per la prima volta si torna quindi a parlare dell’introduzione di un reddito minimo garantito per chi lavoro non ne ha. ‘Questa settimana inizieremo a lavorare per migliorare il mercato del lavoro soprattutto per giovani e donne, con l’obiettivo di dare ai lavoratori più svantaggiati e precari, chance in più di lavoro vero’. Ha detto il ministro commosso e in lacrime durante la presentazione del Decreto Salva Italia.

La proposta della ministra Fornero ha scatenato immediate e positive reazioni da parte del Pd che vede nel reddito minimo garantito ‘un indispensabile strumento di lotta alla povertà’. Nichi Vendola ha parlato di ‘innavazione’, più critico invece il segretario della Cisl Raffaele Bonanni per il quale è un rebus tutto da risolvere l’applicazione di una norma che nel resto d’Europa ha trovato applicazione. ‘Non so a chi serve – dice il portavoce Cisl Bonanni – forse serve a mandare un messaggio a chi vuole essere suggestionato. Parliamo invece di pensioni e non lanciamo messaggi subliminali. Lasciamo il reddito minimo garantito a quando avremo più soldi’.

PER LA COMMISSIONE EUROPEA si tratta di un DIRITTO.
Nei altri Paesi europei è applicata a tutti i disoccupati che hanno compiuto i 16 anni (l’unica eccezione è rappresentata dalla Francia, per la quale l’età minima per il diritto al reddito è 25 anni). Esistono inoltre integrazioni per chi svolge un lavoro il cui salario risulta inferiore ai parametri minimi per la conduzione di un’esistenza al di fuori della povertà, come per esempio i Paesi scandinavi o il Lussemburgo.

Le cifre variano: circa 613 euro in Belgio, 425 in Francia, 645 in Irlanda, fino ai 1.044 del Lussemburgo.

BASIC INCOME NETWORK. In Italia per ora non c’è. Ma a studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito ci sono i sociologi, gli economisti, i filosofi, i giuristi e i ricercatori del Basic income network Italia, che da anni definiscono la misura ‘imprescindibile per costringere gli Stati e gli organi dell’Unione europea a una gestione della crisi economica internazionale improntata all’equità e alla giustizia sociale’.

Nel nostro Paese si preferiscono gli ammortizzatori sociali gestiti a livello corporativo e sindacale con l’obbligo di un intervento politico. L’intermediazione politica riguarda ammortizzatori, sussidi di disoccupazione, liste per l’indennità di mobilità e le diverse forme di cassa integrazione. Eccetto il reddito minimo garantito.

Il timore dei sindacati, degli enti bilaterali e territoriali ‘di perdere il loro potere di veto nel determinare l’accesso agli ammortizzatori’ ha determinato un forte ritardo rispetto al resto d’Europa. Anche se negli ultimi tempi una parte del sindacato, come la Flc-Cgil (Federazione lavoratori della conoscenza) o i metalmeccanici della Fiom si sono espressi a favore, resta il fatto che la misura è stata per anni boicottata per interessi di parte, che hanno poco o nulla a che vedere con il bene dei lavoratori.

Basterebbero 8 miliardi per attuare la misura. Il costo della nuova Manovra voluta dalla Fornero. La Ministra ha però precisato che la sua è una ‘preferenza personale che non impegna il programma del governo’. Per ora comunque la proposta è stata fatta. E potrebbe essere rivoluzionaria.

PREVIDENZA o ASSISTENZIALISMO? Secondo alcuni studiosi, in caso di perdita involontaria del posto di lavoro le attuali forme di sostegno economico al reddito coprono il 25 per cento rispetto al 60 previsto in caso di reddito minimo garantito. Un limite al quale si aggiunge la totale assenza di distinzione che passa fra previdenza e assistenza. Deve essere compito dello Stato, attraverso una fiscalità mirata, ottenere quella copertura economica solitamente previste in conto Inps.

QUADERNI DI SAN PRECARIO. Il numero uno della rivista parla chiaro: occorrono 25 miliardi di euro per garantire a tutti gli italiani redditi pari alla soglia di povertà relativa (circa 600 euro al mese la stima degli economisti), 15 mld dei quali lo Stato stanzia in aiuti frazionati. A conti fatti l’attuazione della misura europea che dall’Unione è stata voluta sin dal 1992 come diritto sociale fondamentale agli italiani costerebbe fra i 7 e gli 8 milioni di euro.

Cosa hanno in più gli altri Paesi europei rispetto all’Italia e agli italiani.

Finora nei Paesi europei la forma di intervento di reddito minimo è di tipo condizionato: chi accede a queste misure deve in qualche modo ricambiare o attraverso l’obbligo di accettazione di una forma di lavoro o di percorsi di formazione per far sì che la condizione di precariato raggiunga invece livelli di stabilità. Un modello a cui si ispirerà anche la Ministra Fornero».

C’è chi suggerisce una condizione diversa. Secondo l’economista Andrea Fumagalli bisogna tener presente ‘che oggi viviamo in un mondo in cui la distinzione tra tempo di lavoro e tempo di non lavoro è sempre più difficile da definire anche quando si ha un contratto’.

Il LAVORO NON PAGATO. Ci sono poi tutta una serie di attività precarie, come lo stage, non remunerate. Prestazioni produttive di valore non certificate come attività lavorative. Per Fumagalli le forme di garanzie di reddito dovrebbero essere non condizionate per evitare che non venga riconosciuta quella capacità produttiva eccedente.

In Francia, per esempio, ‘il reddito minimo garantito viene dato a prescindere dalla condizione professionale, non solo ai disoccupati’, spiega, ‘ma deve essere accompagnata dal salario minimo per evitare l’effetto dumping‘, dice Fumagalli.

Il MINIMO SALARIALE ORARIO. L’Italia potrebbe prendere esempio dal modello francese, ‘serve però un intervento legislativo che stabilisca che un’ora di lavoro non può essere pagata meno di un certo tanto’. Il rischio è che chi ha un reddito minimo ma non un salario minimo, diventi vittima del datore di lavoro che può abbassare il costo della prestazione richiesta approfittando del fatto che il lavoratore ha già il reddito minimo dato dallo Stato.

In Italia la misura non esiste per l’opposizione dei sindacati che hanno sempre sostenuto che un salario minimo può sottrarre importanza ai contratti collettivi di lavoro. Ma questo aveva un senso quando i contratti collettivi coprivano la stragrande maggioranza delle prestazioni lavorative e decidevano quindi il salario minimo, ‘ma visto che oggi abbiamo la metà della forza lavoro che non è contrattualizzata, specie nel terziario, non ha senso’.

SICUREZZA e FLESSIBILITÀ in che ordine. In Italia sarebbe più utile parlare di secur flexibility – è il parere di Fumagalli, ovvero flessibilizzare il mercato del lavoro solo dopo aver garantito la sicurezza sociale attraverso forme di reddito minimo. Un processo che metterebbe in moto un circolo virtuoso. ‘Invece in Italia negli ultimi 20 anni si sono fatti processi di flessibilizzazione rimandando a dopo il tema della sicurezza sociale e la riforma degli ammortizzatori‘.

La scusa è sempre stata la stessa: mancano i soldi, c’è il debito pubblico, servono politiche di austerity. ‘Così abbiamo creato solo un circolo vizioso per cui la produttività viene messa a rischio da un eccesso di precarizzazione del lavoro e questo ha minato anche la capacità di accumulazione, ritorcendosi contro lo stesso capitalismo’.

Meglio studiare un modello di secur flexibility anzichè di flexsecurity dice Fumagalli in contrapposizione alle asserzioni della Ministra. Per la Fornero è essenziale una riforma del lavoro con flexsecurity, più flessibilità quindi con trattamento per chi resta fuori.

La Riforma del Lavoro a cui il governo Monti si metterà al lavoro tra pochi giorni andrà nella direzione della flexsecurity. E’ quanto ha assicurato il ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero illustrando le linee programmatiche del suo dicastero in commissione Lavoro del Senato.

‘Fino ad oggi sono stata completamente assorbita dalla riforma delle pensioni. Il mio impegno da domani o da dopodomani sarà dedicato alla riforma del mercato del lavoro – ha ribadito Fornero. Non sono in grado di fare anticipazioni, ma la direzione sarà quella della flexsecurity, ovvero la flessibilità che si accompagna a garanzie ai lavoratori di un trattamento adeguato’.

San Precario e la Rete. E’ stato fatto Santo nel 2004 da sfrattati, poveri, sotto occupati, sfruttati, ricattati, Co.Co.Co, assunti non in regola e dipendenti, diventando punto di riferimento per molti lavoratori.

5 Commenti su Reddito minimo garantito. La ministra del Welfare Elsa Fornero propone quello che in Europa è realtà

    • miii chi ha il casone, più la casa al mare, più 1attività commerciale propria, chi ha più di 1 auto, insomma il cosiddetto "ceto MEDIO italiano " come si lagna… LA CORSA DELLE CASSAFORTI…e ki nn aveva niente nn paga niente! 😀

    • perchè questa visione demenziale del togliere a uno per dare a un altro? -.- non è una gara tra giovani e vecchi…Bonanni pezzo di merda, se gli operai perdono sempre di piu diritti e per colpa dei sindacati venduti che cedono sempre di piu diritti in cambio di chissa cosa

    • con molta pacatezza Elton le ricordo ke questo nn è il forum del parlamente padano x cui mi sa ke qualsiasi visione quand'anke demenziale ha diritto di essere espressa senza "merda". Demenziale di fatto sarebbe non riconoscere la natura matematica del significato dell'elementare "togliere ad alcuni per dare ad altri". Infine x quanto riguarda sindacati e i sindacalisti, sebbene, nn li ritenga gli unici autori colpevoli del degrado occupazionale in cui si trovano gli operai e i lavoratori italiani tutti, li manderei tutti dal logopedista!

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