Renzi e Juncker: UE e Italia hanno ampie vedute comuni

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Renzi e Juncker: UE e Italia hanno ampie vedute comuni

Matteo Renzi e Jean Claude Juncker che si abbracciano davanti ai fotografi, come due amici che si sono ritrovati dopo lungo tempo. E’ questa l’immagine simbolo dell’incontro avvenuto a Roma fra il presidente del Consiglio italiano e quello della Commissione UE, con il sottofondo delle dichiarazioni del premier Renzi, il quale ha sottolineato come per il nostro paese sia “un momento importante quello della visita di Juncker. Gli abbiamo dato il benvenuto con una notizia: per l’Italia siamo al record storico di infrazioni, ma nel senso di riduzione delle procedure. Siamo passati da 119 procedure di infrazione quando siamo andati al governo alle 83 di oggi. L’Italia si è rimessa in moto, come dice Jean Claude non è più un problema per l’Europa”.

Già, perché l’Italia, da discolo della classe, ora sembra essere lo studente da prendere a modello, forse non il più brillante, ma quello che più si è impegnato e più è riuscito a migliorare.

Secondo Juncker, l’Italia e la UE hanno “ampie vedute comuni” e “dal 2011 l’Italia ha mantenuto una condotta esemplare. Se tutti avessero fatto come voi, oggi i problemi europei sarebbero minori. Così come lo sarebbero se tutti applicassero le decisioni della Commissione, ma su questo tema non mollo. Di certo l’Italia non è un problema per l’Europa“.

Certo, qualche settimana fa, la questione sembrava essere assai differente, ma oggi – o almeno nell’ambito di questo incontro – a prevalere è la volontà di distensione e collaborazione. I problemi rimangono, però, a cominciare da quello relativo alla flessibilità, con l’Italia che ha abolito l’Imu (misura che la Commissione non ritiene in linea con le indicazioni generali europee) e chiede di avere regole più morbide, mentre dalla UE continuano a confermare la linea dell’austerità. Su questo punto, Juncker ha voluto chiarire che la sua “non è una commissione di tecnocrati e burocrati”, ma di “uomini politici, molti ex primi ministri”, che cercano “soluzioni ai problemi” e non sono “a favore di un’austerità sciocca“. Ancora più complicato è il tema dell’immigrazione, mai risolto e, tuttora, molto lontano dal poterlo essere.

“Non ci possiamo voltare dall’altra parte” ha sottolineato il premier italiano, “noi stiamo facendo la nostra parte, ma non tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda. La solidarietà non può essere monodirezionale. Non possiamo essere europei solo quando ci sono soldi da prendere”. Un evidente riferimento ai paesi che stanno chiudendo le loro frontiere e, non di meno, all’assenza di una efficace reazione da parte della UE.

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