Renzi: gestione migranti possibile con o senza UE

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Renzi: gestione migranti possibile con o senza UE

Mentre da Beirut rimbalzano le parole del segretario generale di Amnesty International Salil Shetty, che definiscono l’attuale situazione dei migranti come “la più grave crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale”, a tenere banco in Italia è Matteo Renzi.

Il capo del governo, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che “l’Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema dei migranti, e questo è il piano A, la soluzione preferita, migliore. Se così non sarà siamo capaci di affrontare da soli il problema e questo è il piano B”.

Renzi ha voluto chiarire che dovrebbe essere l’Europa a farsi carico del problema dell’immigrazione, e non solo, come sta invece avvenendo, l’Italia, ma che comunque quest’ultima è in grado, anche se non si dice come, di fare da sé. Su questo punto, le repliche non si fanno attendere, e arrivano dalla Lega (“siamo governati da una sinistra fessa che non controlla la frontiera”), e dal M5S (” finora dal governo non si è mosso proprio nulla: né un provvedimento d’urgenza, né una misura per contenere il caos incontrollato”).

Il premier ha attaccato in modo esplicito quei paesi che, a suo dire, non stanno offrendo alcuna collaborazione, oltre tutto in palese violazione dei patti e accordi vigenti in tema di transito di persone all’interno dell’UE.

Anche in questo caso, repliche immediate da più parti, Parigi in testa. “È l’Italia che deve farsi carico dei migranti” dice infatti il ministro francese dell’Interno, Bernard Cazeneuve, aggiungendo che il nostro paese deve accettare “di creare dei centri per distinguere i migranti economici irregolari dai rifugiati”.

La posizione di Parigi (e di Berlino) sul tema migranti è sempre stata chiaro: l’accoglienza va riservata ai soli cui spetta l’asilo politico e le procedure di prima accoglienza e identificazione sono in carico, per intero, allo stato in cui avviene lo sbarco. I migranti irregolari devono essere rinviati al loro paese di origine. Né più, né meno di quello che prevedono gli accordi di Dublino.

Obiettivo del governo italiano dovrebbe quindi essere quello di ridiscutere e superare tali accordi, nelle opportune sedi, ma la sensazione è che possa trattarsi di un’operazione politica complessa e, soprattutto, lunga. A quel punto, non resterebbe che il piano B.

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