Renzo Bossi andava all’università di Tirana in canotto? COMMENTA  

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Diciamolo subito, il titolo scelto per questo editoriale e politicamente scorretto. Visto però la poca simpatia della Lega Nord nei confronti di albanesi e immigrati vari, non potevo evitare di scegliere un titolo del genere. Mi sono chiesto quale mezzo di trasporto potesse usare Renzo Bossi per andare a Tirana, e mi è venuto in mente il canotto, magari guidato da Pierangelo Moscagiuro, l’amichetto di Rosi Mauro. Un mezzo di trasporto e di fortuna, usato da tanti disperati pronti a rischiare la vita pur di venire in Italia a lavorare (quasi sempre in nero e per quattro soldi), a guadagnarsi la vita onestamente, a dispetto di quei leghisti convinti che straniero sia sinonimo di criminale. Bossi invece in Albania, di certo, non ci andava per lavorare. Ci andava per… beh decidete voi cosa ci andava a fare lì. Io non lo so, non ero su quel canotto, pardon, volevo dire, io non ero in quell’università, la Kristal di Tirana. Io, come tantissimi altri ragazzi, magari figli di anonimi ma, certamente onesti lavoratori, mi sono laureato in un’università italiana. Tutto documentabile, documenti scritti in italiano e non un incomprensibile, per molti di noi, albanese. Ecco, meritocrazia dev’essere una parola albanese perché in Italia, il significato, l’etimologia di questo termine, è sconosciuta. Meritocrazia, dignità, onestà, quante parole sempre più in disuso nel nostro paese. Un paese dove una convention di puttane diventa una cena elegante. Un paese dove si millantano lauree e titoli di studi vari, e dove un tizio con un presunto diploma di ragioniere comprato a Frattamaggiore, riesce ad arrivare ai vertici di Finmeccanica. Un paese dove la moglie del presidente di tale società a partecipazione statale, ricopre a sua volta ruolo analogo in altra simile società, se non è affinità di coppia questa… L’Italia è il paese dei balocchi per alcuni, per tanti altri, è sempre più simile all’Inferno.

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Vincenzo Borriello

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