Riassunto de Il nome della rosa di Umberto Eco

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Riassunto de Il nome della rosa di Umberto Eco

 

Scritto da Umberto Eco e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1980 dalla Bompiani, Il Nome della Rosa é un romanzo che fonde in sé diversi generi arrivando a metà strada tra lo storico e il narrativo. In più di trent’anni, l’opera ha venduto oltre 50 milioni di copie ed é stato tradotto in oltre 40 lingue ricevendo diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Strega.

Il romanzo inizia con un prologo in cui l’autore spiega di aver letto, durante un soggiorno all’estero, il manoscritto di un monaco benedettino che racconta una misteriosa vicenda avvenuta nel Medioevo in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Coinvolto dalla lettura, l’autore inizia a tradurre il manoscritto su un quaderno di appunti, interrompendo i contatti con colui che glielo aveva procurato. Una volta ricostruita la ricerca bibliografica e colmato le parti mancanti del testo, l’autore comincia così a raccontare la vicenda del monaco: Adso da Melk.

È il 1327 e la Cristianità sta vivendo un momento di crisi a causa delle numerose eresie che insorgono un po’ ovunque.

Il papato si ritrova impegnato su più fronti, sia contro l’imperatore Ludovico il Barbaro che contro i numerosi nemici interni che ne desiderano la riforma. Il monaco francescano ed ex-inquisitore Guglielmo di Baskerville, raggiunge assieme al giovane benedettino Adso da Melk,un’abbazia benedettina nel sud della Francia. Lì, i due dovranno prendere parte a un’importante riunione mirata a trovare un accordo tra i seguaci del papa e i francescani fautori della povertà di Cristo.

Poco dopo il loro arrivo però, il giovane monaco Adelmo da Otranto precipita da un’imponente costruzione chiamata “l’Edificio”, all’interno del quale si trovano il refettorio e l’immensa biblioteca dell’abbazia. L’abate Abbone chiede quindi a Gugliemo di indagare su quella morte violenta. Guglielmo inizia la sua indagine partecipando a una riunione dei monaci dell’abbazia. Lì conosce Salvatore, monaco deforme capace di parlare una lingua sconosciuta, Umberto da Casale, uomo intransigente che sarebbe potuto diventare come uno di quegli eretici che in passato Guglielmo aveva mandato al rogo, Veneziano, un ellenista erudito, Jorge, vegliardo cieco divorato dall’orgoglio e sprezzante del riso umano, Severino, un curioso erborista e infine Berengario, aiuto bibliotecario che sembra aver avuto una particolare relazione con la vittima.

Grazie a questi incontri, avvenuti individualmente, Guglielmo scopre numerose norme e segreti dell’Abbazia e comincia a sospettare che Adelmo in realtà si sia suicidato.

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Il secondo giorno però, Veneziano viene trovato morto in un barile di sangue di maiale. Guglielmo si persuade che le due morti siano in qualche modo collegate alla biblioteca, una delle più grandi della Cristianità, costruita come un enorme labirinto a difesa degli intrusi. Guglielmo e Adso desiderano visitarla, ma il permesso viene loro negato poiché essa rappresenta il centro misterioso dell’abbazia, un luogo vietato conosciuto dolo dal bibliotecario Malachia e dal suo aiuto Berengario. Gli ospiti infatti possono accedere solo allo scriptorium, dedicato alla lettura e alla copia dei testi. Guglielmo prosegue quindi la sua indagine iniziando a sospettare di Berengario, ultimo ad aver visto in vita Adelmo e spaventato dall’idea che Veneziano rivelasse della loro particolare relazione. Assieme ad Adso, l’ex-inquisitore decide di recarsi comunque nella biblioteca nonostante i divieti, per cercare il manoscritto che stava studiando Veneziano prima della morte.

Il libro però sembra scomparso. Unica sua traccia é una pergamena in greco con su scritti gli appunti dello stesso Veneziano. Mentre sono impegnati nella lettura degli appunti si accorgono di non essere soli nella biblioteca. Un uomo misterioso infatti si avvicina e riesce a sottrarre gli occhiali a Guglielmo che si ritrova così impossibilitato a proseguire la lettura. Guglielmo e Adso allora cercano di inseguire l’uomo, ma finiscono nel labirinto della biblioteca dal quale riescono a uscire solo per pura fortuna.

Il terzo giorno, i due riescono comunque a decifrare le annotazioni sebbene il testo resti enigmatico. Guglielmo allora desidera interrogare Berengario che però sembra scomparso. Impossibilitato a proseguire l’indagine l’ex-inquisitore ne approfitta per risolvere l’enigma del labirinto. Riuscitoci decide di tornarvi la notte seguente. Nel frattempo, quella sera, Adso scopre nelle cucine una giovane donna che, affamata, gli offre il suo corpo in cambio di cibo.

Lui accetta la proposta scoprendo così per la prima volta i piaceri della carne. Durante la notte, nelle latrine, viene ritrovato il corpo di Berengario e le macchie marroni che il cadavere ha sulle dita e sulla punta della lingua, inducono Guglielmo a pensare a un avvelenamento. Il francescano ritrova inoltre i suoi occhiali scoprendo che era stato proprio Berengario a rubarli.

Le brutali morti creano profondo disagio tra i monaci, soprattutto quando, il giorno dopo, arriva prima il gruppo dei francescani guidato da Michele da Cesena e poi gli emissari del papa con a capo il crudele inquisitore Bernardo Gui. Guglielmo e Adso proseguono quindi con discrezione le loro indagini introducendosi di nuovo nel labirinto. Pur intuendone il disegno però, non riescono a decifrare il codice che permetterebbe loro di accedere al cuore del labirinto. Usciti dalla biblioteca incontrano Bernardo Gui che ha già iniziato a imporsi ed é arrivato a scoprire assieme a Salvatore, la donna che la sera prima aveva giaciuto con Adso.

Iniziano così anche le ostilità tra Guglielmo e Bernardo Gui che sembrano non apprezzarsi affatto.

Il quinto giorno il dibattito tra francescani ed emissari del papà riprende fino a quando non viene ritrovato il cadavere dell’erborista Severino, morto con la testa fracassata. Bernardo allora accusa degli omicidi il cellario Remigio e indice un processo contro di lui, la giovane donna e Salvatore che, sotto tortura, si confessa autore di tutti i crimini. Lo stesso fa Remigio per sfuggire alla tortura mentre la giovane donna viene accusata di stregoneria.

Bernardo Gui e i suoi uomini sembrano così aver risorto il mistero dietro le numerosi morti, ma il giorno dopo viene ritrovato un ennesimo cadavere: quello di Malachia, il bibliotecario, anch’esso scoperto con le dita coperte di macchie marroni. Convinto che esista un legame tra il libro scomparso su cui stava studiando Veneziano e gli omicidi, Guglielmo decide di proseguire l’indagine a dispetto dell’ordine dell’Abate di interromperla. La notte si introduce così nuovamente nella biblioteca con Adso e insieme riescono a decifrare il codice segreto per entrare nella misteriosa sezione “finis africae”.

Lì, Guglielmo e Adsila scoprono il misterioso volume scomparso: il secondo libro della Poetica di Aristotele nel quale l’autore tratta la disposizione al riso come una forza positiva. Vi trovano anche Jorge che, per impedire che il libro venisse letto, aveva cosparso le pagine del libro di un veleno rubato all’erborista Severino in modo che chiunque lo leggesse venisse ucciso da esso. il monaco tenta quindi di uccidere lo stesso Guglielmo porgendogli il libro dalle pagine avvelenate. Lui però capisce il tranello e sfoglia il libro con le mani protette da un guanto. Jorge, vistosi smascherato, arriva a mangiare le pagine avvelenate del manoscritto per cancellarne ogni traccia. Mentre Guglielmo e Adso tentano di fermarlo, la caduta accidentale di una candela provoca un violento incendio che finisce col distruggere l’intero monastero.

Dopo questi drammatici eventi, Adso si rifugia nel monastero di Melk, mentre Guglielmo prende anche lui la sua strada. Solo in ultimo Adso rivelerà nel manoscritto che Guglielmo è morto durante la celebre peste nera.

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