Riflessione dei consulenti tributari per una diversa economia

Economia

Riflessione dei consulenti tributari per una diversa economia

Lo sforzo sociale di tutti per rieducare imprese e uomini
Lo sforzo del mondo professionale dei nostri prossimi tempi è rivolto al concetto di una diversa economia, anche per il semplice fatto che negli ultimi anni economia e finanza non sono più le stesse. Il compito dei professionisti, unico e sistematico, è quello di accompagnare se stessi ed il mondo dell’impresa verso una nuova idea di capitalismo, un capitalismo che nel corso degli anni ha indubbiamente fatto molto per l’uomo, ma che, cambiato sotto certi aspetti, ancora molto può fare. Si parte dal fatto che gli uomini, per non subire i condizionamenti del mondo globale, devono essere formati e, soprattutto, devono essere uomini forti. Infatti, l’economia è una tecnica, avanzata e sofisticata, ma neutrale, che per essere vantaggiosa per l’uomo deve trovarlo consenziente a considerarsi importante e centrale. Quindi, non è tanto il capitalismo o il mercato a dover essere riformato, è l’uomo che deve essere rinnovato e rieducato.

Quello che il mondo professionale deve allora trasmettere al sistema imprenditoriale è che il concetto di mercato deve essere liberato dal personalismo e dal solo principio economico, perché altrimenti non potrà esserci ulteriore sviluppo. Lo sforzo di contribuire anche alla creazione del bene comune permette allo stesso di non dipendere dalle cose che ha, perché sono le stesse a non possederlo. Quello che bisogna far comprendere è che il vecchio capitalismo manageriale, che prevedeva per le imprese la necessità di avere un management professionale, ed il capitalismo del valore per gli azionisti, la cui premessa centrale era che ogni impresa dovesse massimizzare la ricchezza degli azionisti, sono oggi concetti superati, non più applicabili a questo nuovo momento dell’economia. Il capitalismo della nuova era è quello guidato dal cliente, dalla persona e dalla sussidiarietà. La grande idea del moderno capitalismo è quella di respingere la diffusa convinzione che l’azienda debba focalizzarsi innanzitutto e soprattutto sulla massimizzazione del valore degli azionisti.

E’ un’idea drammaticamente e sostanzialmente errata, in quanto è impossibile aumentare di continuo il valore per gli azionisti, perché il prezzo delle azioni è determinato dalle loro aspettative sul futuro, che logicamente non possono salire indefinitivamente. Oggi si deve allora reinventare l’economia e con esso far sì che l’uomo possa capire che il vero possesso delle cose è nel poterne fare a meno e pertanto distaccarsene, condividerle. L’economia della condivisione è lo strumento che meglio può rilanciare lo spirito sano del capitalismo, soprattutto in questi nostri tempi. Il successo del condividere i benefici del capitalismo è un bene non solo per chi ne usufruisce, ma proprio per chi sa privarsene, perché solo così dimostra la sua capacità di esserne libero. Liberare il capitalismo rieduca l’uomo e libera l’economia, anche quando quest’ultima ristagna. E’ una legge naturale, sempre coerente razionalmente con quella morale, che spiega la condivisione dei beni, per il bene comune, che in pratica è distribuzione della ricchezza e che è anche una delle leggi economiche necessarie allo sviluppo e alla crescita del benessere.

In tale fase si tende ad investire su educazione, famiglia e persone, indirizzando quindi alle cose importanti ed ai grandi valori dell’uomo. Un’opera, questa, per trasmettere maggiore senso di responsabilità civile e personale nelle azioni necessarie a ricostruire i valori di una grande civiltà come quella europea e a ridare all’uomo la dignità originale.

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