Riflessioni sul calcio italiano

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Riflessioni sul calcio italiano

Ibrahimovic e Thiago Silva hanno lasciato il Milan e l’Italia per approdare in Francia alla corte del PSG.

Il PSG è invero una squadra con un modesto blasone, nella bacheca della squadra parigina a livello nazionale figurano 8 coppe di Francia, 3 coppe di lega, 2 supercoppe, 2 campionati, mentre a livello europeo 1 coppa delle Coppe ed 1 coppa Intertoto.

La squadra della capitale, nata nel 1970, è comunque una delle squadre più amate dai francesi ed in questo momento può disporre di un patrimonio economico quasi illimitato grazie alle possibilità economiche della Qatar Investment Authority che ha acquistato il club parigino.

La riprova viene dagli acquisti importanti effettuati negli ultimi anni, in primis il comparto dirigenziale: il direttore sportivo è Leonardo, rubato alla panchina dell’Inter, l’allenatore invece è Ancelotti.

Dall’Italia in questi ultimi anni sono arrivati diversi giocatori: Sirigu, Pastore e Motta, mentre in questa sessione estiva sono arrivati Lavezzi (oggetto del desiderio della stessa Inter), Thiago Silva, Ibrahimovic e la giovane rivelazione del Pescara Verratti, giocatore quest’ultimo che era seguito anche da alcune big del calcio italiano.

Ora il campionato francese non è mai stato un campionato di primissimo piano, però è indubbio che il PSG sta compiendo notevoli sforzi per creare una squadra competitiva, non solo in Francia ma anche in Europa,

in questo caso a scapito del calcio italiano che si sta impoverendo; le parole di Ibra (Senza me e Thiago Silva serie A piu’ povera) fanno male ma devono far comunque riflettere.

Gridare allo scandalo sembra un poco riduttivo, infatti dagli anni 80’, riapertura delle frontiere, l’Italia ha depredato i campionati di tutto il mondo, i club avevano grandi disponibilità economiche ed era facile per un Parma rubare giocatori al Barcellona.

Ora, complice il momento di crisi, le parti si sono invertite, ma sinceramente i nuovi ricchi non stanno facendo peggio di quanto non avessimo fatto noi italiani; il problema è quello di cercare di puntare sui giovani italiani, negli ultimi 30 anni l’Italia ha vinto due mondiali ed è stata due volte finalista agli europei; inoltre ha conquistato 5 titoli europei U21, perdendone uno (ai calci di rigore contro la Spagna nell’86).

Questo per ricordare che le qualità ci sono, il compito delle società e degli allenatori è quello di far crescere i giovani, occorre puntare su di loro.

Purtroppo basta una partita giocata bene per etichettare fenomeno un giocatore, di contro è sufficiente un gol oppure un passaggio sbagliato perché si venga bollati come “brocchi”; Bergomi qualche mese fa ricordava come fosse necessario avere a disposizione almeno un paio di campionati per crescere, oggi tutto viene metabolizzato troppo in fretta, dopo un paio di partite da titolari si viene già giudicati degni di vestire la maglia della nazionale; così facendo il rischio di bruciarsi è troppo elevato

Il campionato italiano deve recuperare non solo i campioni italiani, ma soprattutto il coraggio di lanciare i giovani e crederci, un campionato non basta a giudicare un giocatore, bisogna dargli il tempo di crescere e maturare.

Cereda Stefano

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Stefano Cereda 439 Articoli
Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.