Riforma del Senato, cosa prevede l’accordo della maggioranza

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Riforma del Senato, cosa prevede l’accordo della maggioranza

Relations with the Parliament Minister Maria Elena Boschi listens as Premier Matteo Renzi delivers his speech prior to a confidence vote, at the Senate, in Rome, Monday, Feb. 24, 2014. Renzi, Italy's youngest premier, is heading a new government he says promises will swiftly tackle old problems.(AP Photo/Andrew Medichini)

La discussione interna alla maggioranza PD per la riforma del Senato sembra essere davvero terminata.

A tratti è stata caratterizzata da toni di polemica feroce, a tratti è sembrata, a molti, del tutto superflua, perché a contare davvero era la riforma in sé.

In realtà, la politica si basa sui dettagli, perciò l’importanza degli emendamenti non andrebbe mai sottovalutata. Lo sa bene la minoranza PD, che, alla fine, è riuscita a far passare 3 emendamenti al disegno di legge Boschi sulle riforme costituzionali.

Tre emendamenti che rappresentano il frutto della dialettica interna al partito di governo e che inseriscono alcune importanti variazioni al testo originario del disegno di legge.

Il primo emendamento interviene sull’articolo 1, relativo alle funzioni del Senato, al quale si riconoscono maggiori poteri in materia di verifica delle attività svolte dalla pubblica amministrazione, della corretta attuazione delle leggi e dei rapporti fra politica interna e politica europea.

Il secondo emendamento riguarda invece l’articolo 2, relativo all’elettività diretta dei senatori, modificandone il comma 5 con l’aggiunta della frase “In conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge” subito dopo la dicitura originaria (“la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti”). In sostanza, quindi, i senatori saranno sì eletti dai consigli regionali, ma a questi ultimi è fatto obbligo di tenere conto delle scelte degli elettori.

Il terzo e ultimo emendamento, infine, restituisce al Senato il potere di eleggere due giudici della Corte Costituzionale, prerogativa assente nella precedente versione del disegno di legge Boschi.

L’azione della minoranza PD, però, appare davvero limitatissima in confronto a quella messa in campo dai partiti di opposizione, con particolare riferimento alla Lega, che, di emendamenti al DdL Boschi, ne ha presentati 82 milioni.

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