Riforma RAI: cosa prevede il ddl COMMENTA  

Riforma RAI: cosa prevede il ddl COMMENTA  

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi davanti ad una foto del logo della RAI, durante la trasmissione televisiva 'In mezz'ora' condotta da Lucia Annunziata (D), in onda su Rai Tre, Roma 22 febbraio 2015. ANSA/FABIO FRUSTACI

La commissione Lavori Pubblici del Senato ha concluso l’esame del Ddl di riforma Rai e ora la discussione passa al Parlamento dove la ritrovata sintonia (almeno su questo tema) fra il PD e Forza Italia sarà l’elemento trainante che potrebbe portare a tempi di approvazione brevissimi, addirittura “entro la pausa estiva”, come ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli.


I punti base della riforma sono due.

Il primo riguarda la composizione del Consiglio di Amministrazione della RAI: sarà composto da 7 consiglieri, di cui 2 nominati dal Senato, 2 dalla Camera, uno dai dipendenti, uno dall’azionista di maggioranza e uno dal governo. L’idea è che le nomine avvengano sulla base dei curricula, ma è chiaro che il passaggio parlamentare non potrà evitare coinvolgimenti politici.


Il secondo punto base della riforma riguarda la figura dell’Amministratore Delegato, al quale il ddl assegna la facoltà di nomina di tutti i dirigenti e i direttori.

L’ultimo testo, comprensivo di diversi emendamenti, prevede che, nel caso dei direttori di testata, il parere del CdA sia vincolante per l’approvazione o il blocco delle nomine purché sussista una maggioranza qualificata (5 voti su 7).

Al momento, non si sono registrate opposizioni forti al progetto di riforma e, anzi, si evidenzia una certa collaborazione fra le varie parti politiche.

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Per quanto lavoro ci sia ancora da fare, quindi, l’approvazione “entro la pausa estiva” potrebbe essere in effetti un obiettivo perseguibile.

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