Rinvio a giudizio per il parroco di Nardò COMMENTA  

Rinvio a giudizio per il parroco di Nardò COMMENTA  

Il parroco della chiesa San Gerardo Maiella di Nardò, in provincia di Lecce, don Quintino De Lorenzis, 34 anni, è stato rinviato a giudizio,
chiesto dal sostituto procuratore Stefania Mininni, il prossimo 28 marzo nella prima sezione penale per difendersi dalle accuse di violenza sessuale.


Il sacerdote è accusato di palpeggiamento e di abusi nei confronti di un giovane marocchino di 27 anni, il quale nello scorso ottobre, trovandosi in una situazione di indigenza, si era avvicinato alla chiesa leccese per chiedere cibo e indumenti. Il giovane che intanto ha avuto una relazione con una ragazza di Nardò, ha deciso di denunciare l’accaduto.


Ovviamente il parroco e il 27enne hanno due versioni diverse su quel che sarebbe accaduto durante l’incontro. Il marocchino sostiene che il prete, dopo aver chiuso le finestre e la porta con la chiave, lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime. Circostanza smentita dal sacerdote. La verità del giovane è stata cristallizzata nel corso dell’incidente probatorio. Intanto l’avvocato Marcello Marcuccio, ha richiesto di valutare criticamente e con oculatezza le dichiarazioni rese dalla presunta parte offesa perché presenterebbero discrasie anche rispetto alla versione resa dalla compagna.


La diocesi di Nardò-Gallipoli fa sapere attraverso il suo vescovo monsignor Domenico Caliandro, che con sconcerto e profondo dolore  ha accolto le dimissioni di don Quintino.

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La curia, inoltre esprime solidarietà verso la comunità parrocchiale e auspica che la magistratura effettui le ricerche nel più breve tempo possibile dimostrando la totale estraneità ai fatti e tutelando l’onorabilità del sacerdote chiamato in giudizio. Infatti negli uffici della curia non è mai pervenuta alcuna segnalazione o denuncia da parte di fedeli circa eventuali comportamenti disdicevoli o immorali di don Quintino. Una nota vescovile dice: “La vicenda che tanto clamore ha destato negli organi di stampa  rappresenta una grave prova per il parroco, colpito e offeso nella sua dignità personale e onorabilità sacerdotale dalle accuse ancora da provare”.

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