Risicoltori in allarme per i prezzi troppo bassi COMMENTA  

Risicoltori in allarme per i prezzi troppo bassi COMMENTA  

Vercelli/Biella – “Il prezzo del nostro riso è al di sotto dei costi di produzione: occorre una risposta forte, che deve passare per il riconoscimento della qualità del riso italiano e per un modo diverso di intendere il mercato stesso.

Bisogna mettere le imprese agricole al centro della filiera. Altrimenti, per le semine 2013 rischiamo di vedere un importante cambiamento dell’assetto produttivo della pianura risicola vercellese, in quanto i coltivatori si orienterebbero in maniera massiccia verso produzioni attualmente più remunerative o con costi colturali più contenuti, con ripercussioni anche sul complesso sistema irriguo di questi territori”.

Commenta il presidente di Coldiretti Vercelli-Biella, Paolo Dellarole, preoccupato di fronte a un mercato borsistico che ha confermato quotazioni ancora lontane dalle aspettative dei risicoltori vercellesi: i prezzi confermano quotazioni molto basse, specie per varietà di prestigio come il Carnaroli/Karnak (da 35 a 36 euro/quintale) o Arborio/Volano (da 38,5 a 42 euro/quintale).
A dare un’idea della flessione subita dal mercato di questi risi, basta il confronto con le quotazioni relative a circa un anno fa, ovvero alla seduta borsistica del 21 dicembre 2011 quando per il Carnaroli/Karnak si pagavano da 54 a 58 euro/quintale e per l’Arborio/Volano da 38,2 a 42 euro/quintale.

La flessione tocca tutti i risi, dal Sant’Andrea (30/31 euro/q. contro i 34/37 euro/q. di un anno fa), al Roma (31,5/32,5 euro/q. contro i 37/40 euro/q. di un anno fa): e l’elenco dei prezzi “troppo bassi” continua fino ricomprendere tutti gli altri risoni quotati sulla piazza vercellese, dal Balilla al Selenio, fino a Flipper, Loto, Nembo, Augusto, Baldo e ai “lunghi b” (Thaibonnet, Sirio, Gladio: per questi ultimi la flessione è stata meno incisiva, ma siamo comunque a quotazioni che i risicoltori ritengono scarsamente remunerative).
“A questi prezzi è difficile vedere un futuro, le aziende faticano a coprire i costi di produzione gli agricoltori ormai aspettano l’erogazione dei contributi Pac per cercare di far quadrare i bilanci” spiega Dellarole che sottolinea come “di contro siano aumentati – e di molto – i costi di produzione per l’impresa risicola, come dimostrano i rincari di gasolio, iva, concimi e degli altri mezzi tecnici per le lavorazioni in risaia”.

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E dire che l’annata, sotto il profilo della produzione, è stata distinta da numeri positivi: “I nostri risicoltori hanno lavorato sodo, affrontando un’estate molto calda che, però, è stata superata grazie all’ottimo lavoro dei consorzi d’irrigazione, che hanno assicurato acqua alle risaie” puntualizza il direttore di Coldiretti Vercelli-Biella Domenico Pautasso.
“Lo sviluppo del riso è risultato ottimale, le rese sono state buone… insomma, ci troviamo con un prodotto eccellente che il mercato non vuole riconoscere alle imprese. Le quotazioni della Borsa Merci non sono assolutamente soddisfacenti, con prezzi assolutamente non remunerativi. Serve un coinvolgimento maggiore delle imprese risicole nelle dinamiche di mercato, un passaggio che Coldiretti intende agevolare attraverso il progetto della “Filiera Italiana Riso” (Fir): già oggi a Vercelli è operativa l’Unità Locale di Fir, con attrezzature e personale dedicato alla commercializzazione del risone. Una struttura che può cambiare il sistema, ma serve la condivisione da parte delle imprese agricole che, mai come ora, hanno in mano il

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