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Rissa di Udine: Lazio stangata. Ma Bergonzi…

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Rissa di Udine: Lazio stangata. Ma Bergonzi…

Si è abbattuta puntuale sulla Lazio la scure del Giudice Sportivo dopo l’incredibile finale della partita di Udine con la mega-rissa, che né l’arbitro né gli altri ufficiali di gara sono riusciti a placare dovendo di fatto fischiare la fine anticipata della gara, scoppiata subito dopo la convalida del secondo gol dell’Udinese nonostante un fischio proveniente dagli spalti avesse erroneamente indotto i giocatori laziali a considerare finita la partita. Per Federico Marchetti ed Andrè Dias la stagione è già finita: quattro infatti le giornate di squalifica inflitte al portiere, tre al centrale difensivo brasiliano, il più scatenato nelle proteste. Marchetti, che salvo improbabili sconti nel ricorso tornerà quindi a disposizione a partire dalla seconda giornata del prossimo campionato, paga la spinta, seppur leggera, inflitta all’arbitro Bergonzi al culmine della rissa. Inflitti anche 20.000 euro di ammenda alla società.

Un successivo supplemento di indagini decreterà invece le sanzioni a carico dei dirigenti.

Nessuna sanzione invece è stata adottata nei confronti di tesserati dell’Udinese così come di Lionel Scaloni nonostante il terzino argentino si sia dilungato in proteste e strattoni nei confronti di avversari ed ufficiali di gara. Quanto alla partita, il risultato di 2-0 è stato regolarmente omologato nonostante la protesta ufficiale del ds laziale Igli Tare che in mattinata aveva esplicitato il punto di vista della società dopo il silenzio stampa di domenica sera chiedendo addirittura la ripetizione della partita per “errore tecnico” dell’arbitro che non aveva interrotto il gioco dopo il fischio “clandestino”. Tare si riferisce ad un comma della regola 5 che prevede come il direttore di gara possa “interrompere il gioco e riprenderlo con una propria rimessa dal punto in cui si trovava il pallone (…) se uno spettatore emette un fischio e l’arbitro considera che tale fischio abbia interferito col gioco”. Tutto questo non è successo ma il fatto che la partita fosse di fatto terminata ha tolto dai guai Bergonzi.

La suddetta regola è stata appositamente modificata rispetto alla scrittura originaria proprio per togliere potere ad eventuali disturbatori ed evitare situazioni imbarazzanti, come successo in un indimenticabile Inter-Roma del 27 marzo 1988 allorchè l’allora terzino nerazzurro Salvatore Nobile (oggi allenatore di successo in Costa d’Avorio), udì distintamente un fischio proveniente dagli spalti scambiandolo per un intervento dell’arbitro Agnolin prendendo così il pallone con le mani in area.

Inevitabila l’assegnazione del rigore ai giallorossi che, sotto di tre reti, si portarono sull’1-3 ma furono alla fine sconfitti per 4-2.

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