Ritorno alla poesia: Dino Campana

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Ritorno alla poesia: Dino Campana

Ritorno alla poesia: Dino Campana
Ritorno alla poesia: Dino Campana

La rosa è il fiore simbolo dell’amore. Eppure essa nasconde le sue spine.

Nei versi di Dino Campana la dolorosa rottura della storia d’amore con Sibilla Aleramo.

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

“Chiudo il tuo libro, le mie trecce sciolgo” : così scrive Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo, dopo la lettura dei “Canti Orfici” di Dino Campana. Era stata la sua poesia e il suo animo tormentato ad incuriosire Sibilla e a farla decidere a trasferirsi nella cittadina in cui Dino Campana viveva.

Sebbene già a quel tempo, ben prima dell’internamento in manicomio, Dino fosse stato eletto dalla vox populi a “matto” del paese, con Sibilla nasce un amore tormentato e travagliato.

La loro storia d’amore, vissuta nel periodo della Prima guerra Mondiale, ha iniziato a suscitare un certo interesse dal 2002 quando sono state pubblicate le lettere scambiate tra i due nel biennio 1916-1918 ( e nel contempo è uscito il film diretto da Michele Placido “Un viaggio chiamato amore”.

La poesia “In un momento” rappresenta il tramonto della loro storia amorosa, di un noi che scompare, che sfiorisce tanto quanto fa una rosa sotto il sole cocente. Un noi che non si vuole dimenticare, che disperatamente si cerca ancora, ma che ormai non esiste più. Se nel presente i petali son caduti, è al passato che si guarda, a quel roseto spinoso entro il quale, accecati dalla passione, entrambi si muovevano. Non rimangono, alla fine, che due rose separate, due poeti passionali, folli, con una vita che graffia le loro anime in continuazione senza mai dare loro la pace.

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