Ritrovata la piastrina dell’alpino Pietro Quassolo caduto in Russia

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Ritrovata la piastrina dell’alpino Pietro Quassolo caduto in Russia

Alba – Domenica 10 febbraio, alle ore 10, dopo una breve sfilata in via Vernazza, con ritrovo alle ore 9.30 in piazza Marconi presso il Cottolengo, si terrà nella Chiesa di San Giuseppe la cerimonia di consegna ai famigliari della piastrina di riconoscimento dell’artigliere alpino Pietro Quassolo caduto in Russia nell’inverno 1942-43. Verrà celebrata la Santa Messa. Saranno presenti il Sindaco di Alba, le associazioni d’arma ed i gruppi alpini di Langa e Roero.
Scrive in proposito Antonio Buccolo: “E’ giunta ad Alba la piastrina di riconoscimento dell’Alpino artigliere Pietro Quassolo caduto in Russia nell’inverno del 1942-43. E’ un fatto importante, ed è utile ricordare brevemente in quale contesto storico e ambientale ha vissuto gli ultimi giorni della sua giovane vita.
Ancora una volta il nostro pensiero va alla tragedia degli Alpini della Divisione Cuneense in Russia, e come sempre ne ascoltiamo l’eco triste che rimane dopo decenni. Ricorrono sessant’anni dal 1943, e sono ormai poche le testimonianze che affiorano dal passato.

Nel nostro caso è la ritrovata piastrina di riconoscimento dell’alpino albese ad alimentare ricordi per una memoria storica che non deve mai essere distrutta, se non altro per rispetto alle migliaia di soldati che non sono più tornati. Questo documento scritto su metallo, legato alla vita stessa del nostro alpino, è sintesi di sacrifici, combattimenti, di sentimenti e desideri della casa lontana, di rivedere la famiglia, e se avesse voce chissà quante cose potrebbe raccontarci.
Le nuove generazioni fanno fatica a capire ciò che è accaduto, alla sofferenza patita, alla mancanza di rispetto umano verso giovani ventenni, anche padri di famiglia richiamati a combattere una inutile guerra di occupazione in terra straniera; fratelli, amici, e vorrebbero non credere a ciò che i discutibili governanti di quegli anni per sete di potere sono riusciti a fare. Ed è ancor triste pensare come la campagna di Russia iniziata in luglio – agosto 1942, il ripiegamento degli alpini di metà gennaio del 1943 dal fiume Don, a piedi, privi di armi adatte per rompere l’accerchiamento dei Russi con una temperatura di 30-40 gradi sotto zero, non sia che un tassello, assieme alla Grecia, di quel tragico mosaico che è stata la seconda guerra mondiale.
Quanta letteratura è stata fatta a riguardo.

Storici, grandi autori come Rigoni Stern, Giulio Bedeschi (chi non ricorda “Il sergente nella neve” e “Centomila gavette di ghiaccio”?), anche il nostro Nuto Revelli, hanno scritto per non dimenticare. Quanti nomi sono incisi sui monumenti dei paesi di Langa, che assieme ai caduti della Resistenza ricordano i nostri Alpini. E’ un censimento scritto per ricordare come 13.470 uomini su circa 17.000, solo della Cuneense definita martire, non sono più tornati, perché morti e dispersi: una intera generazione cancellata nelle valli cuneesi, liguri e di Langa; una brusca interruzione generazionale, di persone mai nate, famiglie mai costruite. In Russia le divisioni Cuneense, Julia e Tridentina hanno perso in totale quasi 30.000 alpini. Complessivamente, dopo il ripiegamento nel marzo del 1943, sui resti dell’ARMIR forte all’inizio dell’offensiva di 220.000 uomini, tra morti e prigionieri ne mancavano all’appello oltre 85.000. Ecco il contesto storico in cui ha operato il nostro alpino per tanti anni considerato disperso.
E per i dispersi non vi è mai stata rassegnazione perché un filo di speranza si è sempre conservata.

Quante madri sino alla fine della propria esistenza, ed è storia vera, hanno lasciato aperto l’uscio della propria abitazione notte e giorno sperando che il proprio congiunto sarebbe tornato. I dispersi in questo modo hanno alimentato una storia di decenni che si è assottigliata nel tempo con il ritrovamento negli anni di reperti militari, piastrine di riconoscimento, fosse comuni o isolate.
Così la piastrina oggi ritornata dopo tanti anni e che ricorda un nome e un’appartenenza – Quassolo Pietro – è un cimelio che scrive ancora un altro brandello di storia dei soldati in Russia. In particolare la storia di un alpino di cui non si conoscono le cause della morte, né la data, il luogo e le circostanze precise.
Ricordiamolo, pensando che anche lui col suo sacrificio e con quello di tanti altri alpini non più tornati, inconsapevolmente ha contribuito a scrivere la storia della democrazia italiana e della libertà del dopoguerra. Ricordiamolo, è la nostra storia”.

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