Roma: il business del Tevere

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Roma: il business del Tevere

. Recita un saggio detto “ fatta la legge, trovato l’inganno”, a Roma l’inganno è stato soprannominato il “business del Tevere”. Ecco in cosa consiste: le concessioni per illuminare l’Estate Romana sul lungo Tevere sono 10 e la legge stabilisce che l’area non può essere riaffida, basta tuttavia fare una passeggiata per il tratto in questione per rendersi conto che la realtà è ben diversa, le attività commerciali infatti sono circa 100. Questo perché i concessionari cedono le aree, pagate a prezzi stracciati ( da uno a tre euro al metro quadro), speculando fino a mille volte di più.

Il verbale deposto sul tavolo tecnico della Regione Lazio del 24 aprile vieta, pena la decadenza, l’affitto o la subconcessione degli spazi concessi, imponendo che autorizzazioni, permessi e nulla osta “debbono essere inderogabilmente accordati dai competenti organi preposti unicamente in capo al titolare della concessione rilasciata dalla Regione Lazio, configurandosi altrimenti la subconcessione o la sublocazione a terzi o il subentro non autorizzato nella titolarità della concessione assentita, con il consequenziale immediato avvio del procedimento di decadenza”.

Il discorso non fa una piega: tuttavia solo nell’area dell’Isola Tiberina sono state presentate all’ufficio commercio 35 comunicazioni di inizio attività intestate a società o persone diverse dai concessionari.

Eppure, nonostante evidenti e persistenti violazioni, non c’è mai stati alcun intervento per cercare di arginare il problema, visto e considerato oltretutto che c’è chi specula sulle subconcessioni . Cosa scandalosa ! E dire che la regione Lazio sacrifica ogni anno la spesa sulla sanità e sui servizi necessari, quando potrebbe battere cassa tranquillamente attraverso un sistema di concessioni più remunerativo, anziché lasciare a terzi l’onore di fare affari al posto suo .

Dai documenti emerge addirittura uno sconto ulteriore ad alcuni concessionari , così come altri godono dell’usufrutto del terreno demaniale anche per 19 anni

Le violazioni tuttavia non riguardano solo le subconcessioni, ma anche il mancato rispetto dell’orario di apertura e la diffusione di musica senza avere il nulla osta per l’impatto acustico. Secondo l’Arpa Lazio I rumori derivanti spesso doppiano il limite di decibel previsto, anche a pochi metri dagli ospedali.

Le misurazioni lungo tutto il fiume oscillano tra i 70 e i 90 decibel, violando sistematicamente il tetto massimo previsto (55).Estate Romana 2010 sul Tevere

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