Roma, Lamela del peccato: un delitto cederlo

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Roma, Lamela del peccato: un delitto cederlo

Conti in disordine e poco gioco di squadra: i capitolini pronti a vendere il Coco ma rinunciare ad un fuoriclasse nella stagione del riscatto è un suicidio. Venderei campioni in nome del collettivo non paga: senza qualità non si va avanti

Dicono che quandosi è parte di un disegno superiore, è difficile capirne i perché e le conseguenze. Basta aspettare e, a cose fatte, tutto sarà più chiaro. Nonostante ciò, Erik Lamela qualche domanda avrà cominciato a farsela dato che, a quanto pare, sarà ceduto al Tottenham. I dubbi aumentano se, in quella che è stata un’annata terribile, sei stato tra i migliori. Le perplessità si moltiplicano – e fanno spazio all’ironia – quando qualcuno continua a parlare dello scambio Borriello-Gila per rafforzare la squadra e tu, invece, sarai venduto. Incertezze a parte,qualcosa di razionale nella vendita del Coco c’è ma, forse, non giustifica l’operazione.

Nessun sogno ma solide realtà Dato che Erik cambierà casa, lo slogan è quanto mai appropriato. Sicurezze appunto: la Roma non può più sbagliare. In due stagioni di progetti falliti la parola d’ordine sembra “collettivo”. I capitolini hanno sempre avuto solisti di primo livello negli ultimi anni, il problema semmai è sempre stato il gioco di squadra. Movimenti sterili e noiosi con Luis Enrique, giocatori vaganti in mezzo al campo con Zeman: il concetto di gruppo fino ad oggi è stato uno sconosciuto. In questo contesto,un individualista come Lamela, può essere messo in discussione. Può starci. Lo stesso discorso è valso perBojan, ritenuto avulso dalla coralità zemaniana. Col senno di poi, un grave errore è stato cedere Fabio Borini, generoso ma anche forte tecnicamente.

Money,money, money Nessuno potrà mai dire che gli americani siano tirchi. Di Benedetto prima, Pallotta e soci poi, hanno sempre messo mano al portafoglio. I risultati sportivi però, non sono andati di pari passo.Il rosso, più che il giallo, è il colore che caratterizza i bilanci. Un sacrificio per autofinanziarsi – un altro dopo Marquinhos – è necessario insomma, soprattutto se l’offerta del Tottenham è davvero di 37 milioni di euro.

I conti non tornano Se al conto in banca non si comanda, le motivazioni tecniche reggono in parte. È vero che un grande collettivo può sopperire alla mancanza di classe cristallina ma per quanto tempo? Pensare di giocare un’intera stagione alla morte per raggiungere un qualche traguardo è improponibile, anche senza coppe. Inutile appigliarsi al miracolo italiano dei mondiali 2006 o alla prima Juventus di Conte. Ogni campionato ha una storia a sé. Senza motivazioni non si va avanti vero, ma senza qualità si rimane nel limbo.

Col capriccioso Osvaldo ancora in bilico, sembra proprio che Lamela sia destinato a fare le valige. Intanto, nella stagione della rinascita, Roma già sogna col tridente Gilardino,Gervinho, Totti.

‘nnamo bene.

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