Rosso Istanbul: critica al nuovo film di Ferzan Ozpetek

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Rosso Istanbul: critica al nuovo film di Ferzan Ozpetek

Rosso Instanbul: critica al film
Rosso Instanbul: critica al film

Ozpetek ci stupisce ancora con Rosso Istanbul, il suo nuovo film autobiografico che riempie le sale cinematografiche di tutto il mondo.

Rosso Istanbul: critica al film. Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del regista Ferzan Ozpetek, Rosso Istanbul è un film denso di ricordi. Il titolo è “rosso” come lo smalto che la madre era solita mettere e “Istanbul” come la città che ha dato i natali al regista. Una metropoli che Ozpetek ha lasciato ormai 41 anni fa. A 20 anni da Il Bagno turco, film che gli ha dato il successo, Ozpetek gira di nuovo nella città dove è cresciuto e trascorso intensi anni della propria vita.

Si tratta di un mix tra il genere melodrammatico e una ricerca continua delle proprie origini. Tanti i pezzi di ricordi che lentamente si ricompongono nel film come un puzzle che ci fa rivivere storie passate del regista viste con gli occhi del protagonista, Orhan Sahin, interpretato da Halit Ergenç. Egli è sia scrittore che editor per una casa editrice che torna a Istanbul dopo tanto tempo per aiutare un amico regista a scrivere il finale del proprio libro. Qui ritroverà i suoi ricordi, da tempo abbandonati in un cassetto dedicato ai ricordi nella propria mente che lo porteranno a fare un lungo viaggio all’interno di se stesso.

Si tratta dell’undicesima pellicola del regista turco che affronta molti attuali nel film come nel libro. Innanzitutto, come detto in precedenza, la memoria; poi la (ri)scoperta del proprio essere e infine l’equilibrio distruttivo che interrompe il solito tran tran quotidiano della nostra vita.

I personaggi sono molto pirandelliani: si pensi a “Sei Personaggi in Cerca d’Autore” per quanto riguarda i due protagonisti principali del film. Tra gli altri troviamo anche la bella e carismatica Neval (Tuba Buyukustun) che risveglia in Orhan desideri sopiti e Yusuf (Mehmet Gunsur), personaggio avvolto nel mistero che si evolverà insieme al film stesso. Tutti i personaggi avranno un ruolo importante nella ricerca di sé da parte del protagonista.

La vera chicca del film, però, sono le immagini. Il regista, assieme a Gianni Romoli (sceneggiatore pluripremiato), regala allo spettatore un punto di vista particolare della città turca e della sua tradizione: grandi suggestioni vengono fornite da foto ingiallite, tavole imbandite, vecchi negozi e panorami mozzafiato.

Altro punto di forza è sicuramente la colonna sonora che sottolinea ed enfatizza i momenti più importanti della pellicola rendendoli unici e creando forte tensione narrativa. Ne esce un ritratto meraviglioso di Istanbul con i suoi tramonti, i suoi rumori, i grattacieli e tutta la bellezza di una metropoli senza tempo.

Una curiosità: in un’intervista rilasciata durante la conferenza stampa di presentazione del film, il regista ha detto di aver girato alcune scene nella sua vecchia casa di Istanbul, rendendo la pellicola ancora più personale e realistica.

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