Rugby World Cup, l’Italia combatte, ma contro l’Irlanda perde COMMENTA  

Rugby World Cup, l’Italia combatte, ma contro l’Irlanda perde COMMENTA  

Che sarebbe stata dura lo si sapeva benissimo.

Non era il caso di credere alle favole, perché disputare una partita di rugby contro l’Irlanda non è una passeggiata, ma richiede concentrazione massima e determinazione.

Che l’Irlanda fosse molto, molto più forte dell’Italia era un’altra cosa che si sapeva benissimo.

Quello che non si sapeva, invece, quello che nessuno sapeva, era che alla fine del primo tempo il risultato sarebbe stato “solo” di 10 a 6 per l’Irlanda e che, dopo qualche minuto del secondo tempo, sarebbe addirittura stato di 10 a 9, con gli azzurri sotto di un solo punto.

Questo no, questo proprio non lo si sapeva.

Tornava Sergio Parisse, è vero, ma non ci si poteva immaginare che la sua sola presenza sarebbe stata in grado di cambiare per intero la squadra, trasformandola in un gruppo di 15 scatenati mastini che sembrano disposti a sacrificarsi rotule, spalle e tutto il resto pur di non far avanzare i tizi in maglia verde.

E, invece, a conferma che lo sport è bello perché non è prevedibile, è successo tutto.

L’Italia ha combattuto come mai aveva fatto in questo mondiale, mettendo in difficoltà gli irlandesi, spingendoli alle corde, costringendoli a qualche fallo di troppo. Solo la classe degli avversari, che hanno tenuto la linea senza lasciarsi travolgere, ha impedito all’Italia di fare il colpaccio.

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Il risultato, alla fine, è stato di 16 a 9 per l’Irlanda, ed è un peccato, perché il rugby italiano, al di là del mondiale in sé, avrebbe bisogno di un risultato prestigioso, e una vittoria sull’Irlanda lo sarebbe stato eccome.

Un peccato, eppure anche una partita che rende orgogliosi, perché il rugby è proprio questo: si può vincere, ma sentirsi quasi in colpa per non averlo meritato (Canada), e si può perdere uscendo a testa alta dal campo, come ieri, fra i complimenti dei campioni irlandesi.

Di questo poter andare a testa alta si deve essere orgogliosi, anche se il cammino da percorrere è quello che ci porta a casa, lontano dai mondiali.

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