Rugby World Cup, mondiali finiti: Nuova Zelanda campione

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Rugby World Cup, mondiali finiti: Nuova Zelanda campione

E’ terminato sabato pomeriggio, sull’erba di Twickenham, il campionato mondiale di rugby, con la Nuova Zelanda che ha alzato al cielo la Webb Ellis Cup.

Per la seconda volta di fila, tra l’altro, visto che gli All Blacks si sono presentati alla manifestazione da campioni uscenti, con in tasca il titolo conquistato quattro anni fa. Non era mai successo, ma, come al solito, per tutto c’è una prima volta, e chi mai avrebbe potuto vincere due mondiali di fila se non la nazionale che, per antonomasia, rappresenta il rugby nel mondo? B. Smith, Milner Skudder, C. Smith, Nonu, Savea, Carter, A. Smith, Read, McCaw, Kaino, Whitelock, Retaillick, Franks, Coles e Moody sono i nomi dei quindici titolari che sono scesi in campo a disputare la finale del torneo contro l’Australia, dando vita a uno spettacolo straordinario.

La Nuova Zelanda si è abbattuta sul match come un tifone, dando subito l’impressione che molto dell’equilibrio pronosticato non fosse altro che fantasia.

I wallabies, però, hanno retto bene l’urto, pur andando sotto, pur subendo. Hanno combattuto come si conviene a dei veri rugbisti, senza mai lasciar scatenare gli avversari. La forza degli All Blacks nel primo parziale, però, è stata davvero impressionante, tanto che, nonostante la buona prova dell’Australia, il finale del primo tempo si è inchiodato sul 16 – 3 per la squadra di McCaw.

E’ finita, è parso di poter dire: troppo forti, questi neozelandesi. Addirittura gli All Blacks hanno indovinato una meta pazzesca in avvio di secondo tempo con una memorabile azione di Nonu che, fra le maglie della difesa avversaria, ha inviduato un tragitto impensabile che, percorso a tutta velocità e con cambi di direzione che avrebbero ribaltato una Ferrari, lo ha condotto dritto fino in fondo al campo. Eppure, l’Australia è riuscita a reagire, mettendosi a giocare quasi all’improvviso, forse perché ormai liberata di ogni tensione o paura. Con un risultato che ormai sembrava deciso, l’Australia ha piazzato un 14-0 clamoroso, portandosi a soli quattro punti dagli All Blacks a circa dieci minuti dalla fine.

Poi, però, un’invenzione di Carter (calcio in drop da 40 metri finito dritto in mezzo ai pali, con i tifosi di rugby che ancora adesso si stanno domandando come accidenti gli sia venuto in mente di fare una cosa del genere), una punizione e ancora una meta (di Mitchell), hanno chiuso la finale sul 34 a 17 per i neozelandesi.

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