Rugby World Cup, per l’Italia torna Parisse

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Rugby World Cup, per l’Italia torna Parisse

London Calling, aveva postato via social qualche giorno fa Sergio Parisse, usando il titolo della canzone dei Clash per annunciare il suo prossimo rientro in campo.

Poi è arrivata la nota della Federazione Italiana Rugby: “Parisse continuerà le terapie presso il ritiro azzurro in Inghilterra e, nel corso della settimana, verrà valutata la sua disponibilità per la gara di domenica”.

L’ematoma al polpaccio sinistro rimediato contro il Galles nell’ultimo test match prima di questa World Cup sembra in via di guarigione, tanto da consentire di ipotizzare un rientro in campo di Parisse già domenica 4 ottobre nella fondamentale sfida contro l’Irlanda.

Inutile negarlo: nel caso, si tratterebbe di una notizia davvero ottima, perché il numero 8 azzurro è un giocatore di quelli che fa la differenza, sia per il gioco offensivo, sia per quello difensivo. A dirlo è stato anche il capitano irlandese Paul O’Connell: “Parisse fa la differenza, è un giocatore di classe mondiale.

Attorno a lui ruotano sia difesa che attacco. Quando c’è lui in campo, la squadra è diversa, si è visto nei primi due match: lui è un talismano, un pungolo capace di tirare fuori quanto c’è di buono nell’Italia. Se giocasse sarebbe un grande plus per gli azzurri”.

L’Italia del rugby ha, finora, rispettato i pronostici, perdendo contro la Francia e vincendo contro il Canada. In entrambi i match, però, il gioco espresso è stato molto deludente. Poco lucido contro i francesi, dove le tantissime, troppe penalità hanno fatto la differenza (nemmeno si trattasse di dilettanti dell’ovale), poco incisivo, a dir poco, contro i canadesi, che, lo hanno ammesso tutti, avrebbero meritato di vincere.

Gli azzurri hanno bisogno di scuotersi e, da questo punto di vista, non c’è niente di meglio del rientro di Sergio Parisse, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello, ancor più importante, della forza mentale. Parisse è infatti un leader, l’unico in grado di prendere per mano la squadra nei momenti di difficoltà.

Il rugby, però, è l’apoteosi del gioco di squadra, perciò, per mettere in difficoltà l’Irlanda, non basterà il solo Parisse, ma ci vorrà un’Italia molto diversa rispetto a quella vista finora.

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