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Russia, per le pubblicazioni scientifiche imprimatur dai servizi segreti

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Russia, per le pubblicazioni scientifiche imprimatur dai servizi segreti

Vladimir Putin attends Seliger 2014 National Youth Forum...epa04374013 Russian President Vladimir Putin talks during the Seliger 2014 National Youth Forum in the Tver Region, Russia, 29 August 2014. Russia will not be drawn into a large-scale conflict, but will fend off any aggression against itself, President Vladimir Putin said on 29 August 2014. EPA/MIKHAIL KLIMENTIEV / RIA NOVOSTI / KREMLIN POOL

“Ricordate che la legislazione in vigore richiede ai ricercatori di ottenere il permesso per la pubblicazione di qualsiasi articolo, intervento a conferenze o presentazione”.

Non è il brano di un testo di chissà quale epoca, ma l’estratto di un verbale di qualche settimana fa, pubblicato dalla rivista Nature e proveniente dall’università statale russa, la Lomonosov, che ci tiene a sottolineare al proprio personale come la normativa nazionale stabilisca ferrei criteri per la valutazione della qualità delle pubblicazioni scientifiche. Il fatto è che non sembra proprio di poter dire che il permesso abbia il recondito significato di evitare il diffondersi di valutazioni errate o poco rigorose, perché a valutare i testi ci dovrebbe pensare l’Fsb, ovvero i servizi segreti russi.

“Il problema è che tutta la produzione scientifica è minacciata di poter essere classificata come segreto di stato”, secondo Fyodor Kondrashov, biologo e ricercatore, ma da Mosca hanno chiarito che la legge di cui si parla, varata non certo di recente, visto che risale al 1993, riguarda solo le ricerche di tipo militare, non tutte le pubblicazioni scientifiche.

Solo che, si potrebbe osservare, fisica, chimica e biologia possono tutte essere impiegate ai fini militari, perciò la copertura, quanto meno per valutare se la pubblicazione ha o può avere applicazioni di quel genere, dovrebbe essere estesa a qualunque ricerca. Deve averlo pensato anche Vladimir Putin, quando, tagliando la testa al toro, lo scorso maggio ha fatto mettere in vigore una modifica alla legge in cui si specifica che qualsiasi pubblicazione relativa alla realizzazione di “nuovi prodotti” dovrebbe ricevere l’imprimatur da parte dell’Fsb, nella fattispecie da parte del Primo Dipartimento, succursale dei servizi segreti che sembra sia presente in tutte le università e gli istituti di ricerca sparsi per l’enorme Russia.

Le preoccupazioni all’interno della comunità scientifica russa sono, come prevedibile, molte. “Si tratta di un ritorno ai tempi sovietici” è l’allarme lanciato dal professor Mikhail Gelfrand, ricercatore all’Istituto Belozersky, che ricorda di “quando per inviare un articolo a un giornale internazionale si doveva ottenere un’autorizzazione in cui si specifica che il risultato del lavoro non era nuovo e importante e quindi poteva essere pubblicato all’estero”.

Un ritorno a metodi di controllo che potrebbero in effetti rallentare o, addirittura, impedire lo scambio di informazioni scientifiche, ostacolando il processo di modernizzazione delle università russe al quale Putin ha più volte dichiarato di puntare.

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