Sabotaggio Tav: al processo il pm chiede 8 mesi per Erri De Luca

Sabotaggio Tav: al processo il pm chiede 8 mesi per Erri De Luca

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Sabotaggio Tav: al processo il pm chiede 8 mesi per Erri De Luca

Il pubblico ministero di Torino, Antonio Rinaudo, ha chiesto otto mesi di reclusione per Erri De Luca, poeta e scrittore italiano, con l’accusa di istigazione, nel processo in corso al tribunale di Torino, sul sabotaggio dei lavori relativi alla costruzione della Tav.

Secondo il p.m. sarebbe dimostrato che “nelle interviste rilasciate pubblicamente ha commesso incitazione a commettere sabotaggio, ed è quindi indiscutibile che si debba concludere arrivando alla penale responsabilità dell’imputato riconoscendo comunque le attenuanti generiche per il comportamento processuale e perché non si è mai tirato indietro rispetto alle domande dell’accusa e del giudice’.

Il processo è ripreso lunedi dopo la pausa estiva, ed è stata appunto la volta delle conclusioni del Pm, che si è espresso mentre Erri De Luca era presente all’udienza. Si pensava che già nella giornata di oggi si sarebbe potuto arrivare alla sentenza ma tutto sembra essere ormai rinviato alla prossima udienza viste le intenzioni del giudice Immacolata Iadeluca, ha già comunicato agli avvocati la sua intenzione di rinviare a una prossima udienza le repliche e la lettura del dispositivo.

L’udienza si è svolta in un clima concitato per la presenza in aula di un nutrito gruppo di sostenitori No Tav, tra i quali è presente anche uno dei leader, Alberto Perino.

Il Pm ha parlato per due ore e nella requisitoria ha fatto menzione delle interviste rilasciate da Erri De Luca all’Huffington post e all’Ansa, con particolare riferimento ad alcune dichiarazioni nelle quali De Luca avrebbe chiaramente istigato alla ribellione i No Tav: “La tav va sabotata, ecco a cosa servono le cesoie, a tagliare le reti”.

Al termine della requisitoria del Pm, De Luca ha cosi commentato ai cronisti: “Mi sarei aspettato il massimo della pena, invece sono stupito della differenza tra gli argomenti prodotti dall’accusa e un’entità tanto esigua della richiesta. Non sono un martire, non sono vittima, non uno cui è caduta una tegola in testa passeggiando, sono solo testimone di una volontà di censura della parola”.

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