Salento o Terra d’Otranto ?

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Salento o Terra d’Otranto ?

Nel corso dei secoli i toponimi “Salento” e “Terra d’Otranto” sono stati usati indifferentemente. L’etnico “Sallentini” usato per indicare il territorio che si identifica con l’attuale Salento ( che da Martina Franca si estende fino a Santa Maria di Leuca per circa 130 chilometri con una larghezza massima di circa 55 chilometri, si ritrova per la prima volta in alcuni testi romani e di “Sallentini” si inizia a parlare nell’anno 267 a. C. dopo il trionfo dei Romani sui Messapi che in quel tempo abitavano quel territorio. Salento, in latino, è probabilmente la traduzione di “terra del sole” mentre pare che in messapico stesse a significare “mare”.

Nel XVI sec. Carlo Siconio descrive il Salento nel libro IX della sua “Historia de regno Italiae”, nel 1671 Ottavio Beltramo nell’edizione napoletana della ”Descritione del regno di Napoli” diviso in 12 province, riporta come settima “la provincia di Terra d’Otranto” che fu anticamente denominata anche Hidrunto, Iapigia, Messapia e Salentina.

Nel testo questa provincia confina dalla parte di ponente con la Basilicata, per tramontana con la terra di Bari, nel restante di tramontana e greco è bagnata dal mare Adriatico e di levante, scirocco e mezzogiorno dal mare Ionio. Un’altra testimonianza relativa all’uso del toponimo Salento è quella del canonico Giuseppe Pacelli erudito e appassionato geografo e cartografo, che con l’Atlante Sallentino elaborato nel 1807, traccia la mappa dell’antica provincia di Lecce e fornisce utili notizie etnografiche e demografiche.

Cosimo De Giorgi, nella sua descrizione geologica e idrografica del 1922 descrive la provincia di Lecce come la “ Terra tra i due mari Adriatico e Ionio partendo da una linea condotta dal punto piu’ interno del golfo di Taranto fino alla contrada del Pilone a nord di Ostuni”. Il Salento che descrive il De Giorgi si identifica con la provincia di Lecce che allora comprendeva la superficie territoriale delle attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto ( C.

De Giorgi , Cenni di geografia fisica della provincia di Lecce- Lecce 1889). Luigi Bianchi nel 1907 in uno studio condotto sull’antica etnografia dei Salentini e Calabri, colloca il Salento a sud del tallone del classico stivale d’Italia. Il Bianchi sostiene che la denominazione più appropriata sia quella di “provincia salentina” anziché Terra d’Otranto, nome, che era stato dato a questo territorio dai Bizantini nell’XI secolo. Nel periodo svevo sotto Federico II, la Puglia veniva divisa in tre circoscrizioni: Capitanata, Terra di Bari e Terra d’Otranto. Questa divisione politico amministrativa durerà per oltre 7 secoli da Federico II sino al 1860 ed anche dopo con la costituzione del Regno d’Italia. Per Domenico Novembre, il Salento è l’area geografica che “si protende nel mezzogiorno verso la Grecia e l’Albania, sviluppandosi a sud della strozzatura nota con il nome di Istmo messapico, il famoso Paretone dei Greci ancora esistente in diversi tratti del Salento; un po’ come l’antica muraglia cinese costruita a salvaguardia del territorio dalla minaccia dei barbari dislocati là del muro.

In “Toponomastica pugliese dalle origini alla fine del Medioevo” di Giovanni Colella edita nel 1941, l’autore riassume le condizioni storico-geografiche della Puglia dopo la conquista romana. Nella Puglia sin da allora cominciarono a distinguersi tre parti: quella settentrionale (Daunia), quella centrale (Peucetia) e quella meridionale (Terra d’Otranto) che comprende oggi le tre province di Brindisi,Taranto e Lecce. Mario Cosmai in suo recente studio “Antichi toponimi di Puglia e Basilicata”, sostiene che i Romani indicavano con Salentini gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al golfo di Taranto e con Calabri, gli abitanti delle colline. Così Calabria, antico nome di origine mediterranea, designò dapprima la Puglia collinosa mentre nel Medioevo il nome venne trasferito anche al Bruttium, (l’attuale Calabria) e divenne comprensivo delle due regioni, riunite sotto il dominio bizantino.

Nel periodo successivo dopo il tracollo della potenza bizantina e l’avvento dei Normanni ,il Salento è caratterizzato dalla spiritualità e cultura del movimento basiliano e toponomasticamente è divenuta ormai Terra d’Otranto. In questo periodo Ruggero II, che fondò il Regno di Puglia e Sicilia, suddivise il regno in 14 giustizierati o province, tra cui la provincia di Terra d’Otranto, che comprendeva la fascia geografica della penisola salentina, indicata dagli scrittori antichi con il nome di Japigia, Messapia, Calabria e Salento. La provincia di Terra d’Otranto con capitale Lecce comprendeva i distretti di Mesagne e di Taranto. Con la legge n. 1697 del 12 aprile 1813 fu sancita la formazione di un quarto distretto con capoluogo Gallipoli, mentre il distretto di Mesagne mutava denominazione in distretto di Brindisi. All’indomani dell’unificazione del Regno d’Italia con la legge del 20 marzo 1865 la Terra d’Otranto viene designata 56° circoscrizione statale, con Lecce capitale e sede dell’ufficio di Prefettura, retta dal Prefetto, massima autorità governativa. Con l’avvento del fascismo si assiste ad un tracollo dell’istituto della provincia in generale e alla disgregazione della unità territoriale amministrativa della provincia di Lecce. Il primo capoluogo a staccarsi fu Taranto, con la costituzione della provincia di Taranto con decreto del 2 settembre 1923, a distanza di alcuni anni fu costituita la provincia di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927. Lecce, capoluogo di Terra d’Otranto e centro di cultura e formazione giuridica aveva conservato nel corso dei secoli un’egemonia culturale ed esercitato un ruolo prestigioso ed emergente su tutta la Terra d’Otranto, ruolo che le veniva sottratto nella nuova realtà territoriale.

Il tentativo di recuperare il tradizionale aggregato territoriale e la posizione strategica della città, con le sue importanti strutture a carattere interprovinciale primo tra tutti il Tribunale di Corte d’Appello, si traduce in un progetto di regionalità salentina ideologicamente impostata e formulata da Sebastiano Apostolico Orsini il quale, all’indomani della nascita dei due capoluoghi di Taranto e Brindisi, rivendicava per il Salento i caratteri di una regione con Lecce capoluogo evidenziando elementi geografici, etnici, storici, economici e culturali. Il progetto di creare una regione salentina non trovò risposta e riemerse solo dopo il ventennio in occasione dell’organizzazione dello Stato repubblicano. Nel 1970 con la rifondazione delle regioni, per un solo voto, il Salento non divenne regione, mentre, ahimè, fu creata la regione Puglia con capoluogo Bari. La richiesta di costituzione della regione Salento è tutt’ora oggetto di dibattito.

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