Sam Bacile, il regista che ha scatenato la rabbia dell’autunno arabo: «L’Islam è un cancro»

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Sam Bacile, il regista che ha scatenato la rabbia dell’autunno arabo: «L’Islam è un cancro»

Il mondo arabo è in rivolta. L’ira scatenata dal trailer di The innocence of Muslims, film dove il profeta Maometto viene rappresentato in termini grotteschi, mentre invoca stragi e fa sesso, sta infiammando molti paesi di fede islamica, come Egitto, Libano (dove Benedetto XVI è in visita pastorale) e Sudan, dove sono avvenuti gli episodi più gravi.

Quelli che vanno in onda sul internet e su YouTube in particolare, sono solo spezzoni del film e la domanda sorge spontanea: come sarà il film vero e proprio, chi ne è l’autore e perché nutre un odio così profondo nei confronti dell’Islam?

Il regista del film è Nakoula Basseley Nakoula, 55enne egiziano cristiano-copto, presentatosi ai suoi videospettatori di YouTube col nome d’arte Sam Bacile. Non ha un passato limpidissimo, visto che si trovava in libertà vigilata dopo essere stato condannato a 21 mesi di prigione nel 2010 per una frode bancaria. Residente negli Stati Uniti dal 2001, Bacile ha una visione abbastanza netta della religione mussulmana: «L’Islam è una religione piena d’odio, un cancro.

La pellicola è un film politico, non un film religioso», aveva dichiarato qualche tempo prima al Wall Street Journal». Opinione confermata anche all’Associated Press, con cui il presunto regista ha parlato del suo film: «È un film politico. Dopo l’11 settembre 2001, tutti devono presentarsi davanti al giudice supremo. Anche Maometto, anche Gesù Cristo. Il film l’ho fatto per dimostrare che l’Islam è un cancro, ed è un film interamente americano: dura due ore, è costato 5 milioni di dollari, ed è stato finanziato da più di cento investitori ebrei. A questo punto, penso che non lo farò nemmeno uscire. Voglio realizzare una serie televisiva di 200 ore sull’argomento». A questo punto sarebbe lecito chiedersi se, in effetti, la pellicola esista davvero o il trailer che ha scatenato la furia islamica che ha portato alla morte a Bengasi dell’ambasciatore americano in Libia, Christopher Stevens, e che tuttora sta infiammando il mondo mussulmano. Inoltre, la versione in inglese del trailer era già stata messa on line da un po’, ma era passata inosservata.

È stata la versione in arabo a scatenare l’ira dei manifestanti islamici.

Dove è adesso Sam Bacile? Al momento si trova sotto protezione nella sua casa nella contea di Cerritos, 40 km a sud di Los Angeles. Nonostante la gravità della sua situazione e di ciò che il suo “film” ha scatenato, il regista ha voluto precisare come, secondo lui, l’assalto all’ambasciata in Libia sia da imputare ad una mancanza di sicurezza nelle ambasciate americane: «Il sistema di sicurezza nelle ambasciate non funziona. L’America dovrebbe fare qualcosa a questo proposito».

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