San Pietroburgo, donna uccisa in casa da un serpente

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San Pietroburgo, donna uccisa in casa da un serpente

Un cadavere in un appartamento chiuso dall’interno, l’allarme dato da una vicina per alcuni rumori sospetti, uno strano segno su una gamba della vittima.

Ci sarebbe di che scrivere un giallo degno di questo nome, ma, in realtà, la polizia di San Pietroburgo il caso sembrerebbe averlo già risolto, assicurando l’assassino alla giustizia.

Non è un mostro, o forse sì, il killer. Di sicuro è un maledetto ingrato, perché abitava da anni con la padrona di casa, che provvedeva ad ogni suo famelico bisogno, ma non si è fatto remora alcuna nel toglierle la vita.

Dell’assassino non si conosce il nome, ma le prime ricostruzioni dicono che si è avvicinato alla padrona, una signora russa di 40 anni che viveva sola con lui da anni e che si occupava di costruire terrari (e sì, perché, in effetti, qualcuno che li costruisce, i terrari, ci deve pur essere), e, forse a seguito di un alterco, oppure così, senza motivo, o addirittura per gioco, l’avrebbe morsa ad una gamba, provocandole uno shock anafilattico che l’ha portata alla morte in un breve lasso di tempo.

Dopo il fattaccio, l’assassino si è andato a nascondere in casa, cercando il rifugio più introvabile possibile, tanto che i poliziotti hanno faticato parecchio prima di riuscire a scovarlo e arrestarlo.

E forse, sui tempi prolungati dall’interevento degli agenti, ha influito anche il fatto che l’assassino non è stato facile da stanare, muovere, bloccare e, ancora di più, ammanettare, perché si tratterebbe di un pitone reticolato della lunghezza complessiva di 3m e 30cm, una dimensione considerevole, in San Pietroburgo un tempo detta Leningrado, modesta invece nei paesi di origine, ad esempio in Africa, dove circolano esemplari lunghi fino a 8 metri.

Il caso presenta comunque alcuni aspetti non del tutto chiari, perché il pitone, di solito, agisce, da animale domestico qual è, stritolando le sue vittime per poi ingoiarle, rimanendo quindi immobile e gonfio ad attendere che la digestione faccia il suo corso. Di mordere, insomma, non se ne parla se non in casi di autodifesa, quando la forza delle spire non è giudicata sufficiente o utile a procurare il pranzo. Eppure, in questo caso, la donna sembrerebbe aver perso la vita proprio a causa di un morso.

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