Sand Creek: 150 anni dal massacro

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Sand Creek: 150 anni dal massacro

Il massacro di Sand Creek si verificò il 29 novembre del 1864, in quella zona che ora appartiene allo stato del Colorado: un accampamento di circa 600 nativi americani delle tribù Cheyenne e Arapaho, situato in un’ansa del fiume Sand Creek, venne attaccato da 700 soldati americani, infrangendo così i trattati di pace che erano stati stipulati tra i vari capi tribù e il governo statunitense.

La milizia statale del colonnello John Chivington compì un vero e proprio genocidio, attaccando e uccidendo indiscriminatamente donne e bambini, causando un numero di morti che si aggira tra le 125 e le 175.

I nativi furono mutilati e scalpati dai soldati americani, che si trovarono in una condizione avvantaggiata dato che la tribù non aveva cercato di difendere l’accampamento, sicuri del fatto che i trattati di pace fossero una garanzia di protezione più che adeguata. La maggior parte dei maschi adulti della tribù infatti era impegnata in una battuta di caccia, e non poté fare nulla per difendere le proprie famiglie dall’attacco.

Testimoni oculari dell’evento riportano che le atrocità commesse dai soldati comprendono mutilazioni su donne e bambini.

Una successiva inchiesta del Congresso degli Stati Uniti d’America cercò di fare luce su quella che era stata descritta come una “valorosa vittoria”: il colonnello Chivington venne ritenuto colpevole di condotta disonorevole, tuttavia non venne preso nessun provvedimento contro di lui. Tutt’oggi il massacro di Sand Creek viene ricordato come una delle pagine più vergognose nella storia della “conquista del West”.

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