Sangue infetto: la corte di Strasburgo condanna l’Italia

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Sangue infetto: la corte di Strasburgo condanna l’Italia

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La corte di Strasburgo ha riconosciuto il diritto degli infettati

La corte di Strasburgo ha riconosciuto a quelle persone infettate da trasfusioni di sangue infetto l’indennità, rivalutata secondo il costo della vita: l’Italia dovrà pagare circa 10 milioni di euro per 350 vittime, la maggior parte delle quali sono talassemici ed emofiliaci, pazienti che hanno bisogno di trasfusioni ogni giorno, sottoponendosi ad un rischio maggiore, vista la quantità di sangue di cui hanno bisogno.

Il ricorso dei malati era del 2012 e molte erano state le recriminazioni anche per i tempi troppo lunghi della sentenza.

Ma quella di oggi non è stata la prima sentenza che Strasburgo emette a favore dei ricorrenti: nel 2013 già aveva condannato l’Italia al pagamento di indennizzi a 162 ricorrenti, compresa la rivalutazione in base all’aumento del costo della vita.

Tra il 1985 e il 2008, le vittime di trasfusioni infette sono state 2605, secondo quanto ha riportato l’Associazione politrasfusi e oltre 66.000 le richieste di risarcimento al Ministero della Sanità.

La stagione “critica” delle infezioni derivanti da trasfusioni, fu quella a cavallo di “Mani pulite”, quando fu inquisito per omicidio colposo il direttore del servizio farmaceutico del Ministero della Sanità, Duilio Poggiolini, benché, all’epoca, non fossero previsti esami specifici per testare la salubrità degli emoderivati.

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