Sanremo: il bilancio (in rosso) del Festival 2012

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Sanremo: il bilancio (in rosso) del Festival 2012

Il Festival 2012 è ormai materiale d’archivio: come sempre, il day after la finalissima è il giorno dei commenti e dei bilanci poi le luci si spengono, i conduttori staccano la spina dopo mesi di massacrante lavoro e si comincia sottotraccia a lavorare sulla prossima edizione. Ma qualche eccezione quest’anno c’è: in primo luogo perché le dimissioni del direttore artistico Mazzi avvolgono fin da ora nel dubbio Sanremo 2012 ma soprattutto perché in chi ha messo in piedi la macchina regnano ancora amarezza e delusione. Queste almeno sono le sensazioni dell’immediato dopo-Festival, acuite dalla conferenza stampa della domenica e dal “fattaccio” accaduto subito dopo la fine dell’esibizione di Celentano quando Claudia Mori ha stretto la mano al consigliere d’amministrazione Rai Verro dicendo “Complimenti per la buffonata che avete messo in piedi”, con riferimento alle contestazioni subite dal Molleggiato. Una “macchinazione” creata ad arte, secondo la Mori, ma pure secondo Morandi che ha parlato apertamente di “gesto premeditato”.

Insomma le parti sono ben tracciate: da una parte la Rai, che nelle persone del direttore di rete Mazza e del presidente Galimberti ha preso le distanze fin da subito dai monologhi di Celentano, dall’altra Morandi e Mazzi, fermi nella difesa di Celentano. Anche per questo c’è poca voglia di festeggiare il nuovo record di ascolti della finale. Il problema infatti è capire se lo share si è impennato per merito di Celentano o del Festival in sé. Partiamo da qui per tracciare un bilancio di un’edizione in chiaroscuro.

Le canzoni. Il passo indietro rispetto al recente passato c’è stato, ed anche netto, quanto a qualità media. Evitando tediosi discorsi tecnici per mettersi dalla parte del fruitore di musica, quest’anno è mancata la canzone orecchiabile, quella da canticchiare fra sé e sé al semaforo. Eccetto forse il ritornello dei brani di Bersani e di Dolcenera, nessun pezzo rimarrà in mente a lungo. Ed uno dei grandi favoriti della vigilia, Renga, ha clamorosamente bucato l’appuntamento.

Ma non è questo il problema di fondo: le canzoni di Sanremo 2012 sono infatti state al passo con i tempi di un’Italia in crisi, intenta a cambiare e poco propensa ai soliti motivetti d’amore. Certo il sentimento per eccellenza non è mancato ma diversi sono stati i modi in cui è stato trattato: si pensi all’amore struggente cantato da Arisa ed in parte da Nina Zilli, senza dubbio i pezzi migliori, con tutto il rispetto per Emma. Ma la moda del momento sono le canzoni “sociali”: così un anno dopo Amanda di Albano ecco tornare un brano su una prostituta (Nanì) ma soprattutto il tema dell’Italia sofferente, quello di fondo del brano vincitore. Un anno dopo Vecchioni, quindi, e cinque dopo Cristicchi, è ancora un pezzo che fa riflettere a sbancare l’Ariston. La domanda è sempre la stessa: si tratta di brani sentiti o solo di cavalli di Troia per portare a casa la vittoria?

La conduzione.

Ripetersi è sempre difficile ed il pur volenteroso Gianni Morandi lo ha confermato riempiendo le sue presentazioni di gaffes ed imperfezioni. Impossibile comunque prendersela con l’eterno ragazzo, che ha accettato di rimettersi in discussione dopo un 2011 trionfale. Ma il prodotto è stato largamente insufficiente, e non solo per colpa del presentatore principale: senza parlare dell’incredibile, per questi livelli, guasto tecnico della prima serata, i cinque giorni sono stati pieni di incertezze, vuoti da riempire ed incomprensioni. Ci permettiamo anche di andare controcorrente non esaltando Rocco Papaleo: per carità, l’attore lucano è stato di gran lunga il migliore della squadra e non gli si poteva chiedere di improvvisarsi conduttore ma non sempre la sua ironia è stata pungente rifugiandosi invece in battute ripetitive ed incapaci di strappare un sorriso. Un passo indietro è stato anche quello legato ad Ivana Mrazova: la ragazza si è impegnata e sprizza simpatia ma la sua presenza è stata impalpabile, limitata a pochi ed isolati momenti in cui la modella ceca è stata troppo impacciata.

Per non parlare degli imbarazzanti balletti di chi fa altro di mestiere. Ma anche questo in fondo è al passo con i tempi.

Gli ospiti. Se possibile, è il tasto più dolente. Questione di budget risicato, e destinato tutto a Celentano, ma di fatto si è trasformato Sanremo in un Adriano-show mettendo da una parte le canzoni e pure le serate in cui il Molleggiato non c’era. Inesistente di fatto la parte musicale, con gli inascoltabili One Direction e gli stagionati Cranberries, ci sarebbe stato un enorme bisogno di qualcosa di mezzo tra un super-ospite ed un conduttore. Ed invece, niente di niente: tutti gli sforzi sono stati dedicati agli spazi comici senza però ricavarne risultati adeguati. Dai Soliti Idioti, eclettici e spesso divertenti ma irriverenti e troppo provocatori nella parte conclusiva del loro intervento, fino a Geppy Cucciari, che ha riscosso un buon successo pur rifugiandosi in battute di un umorismo piuttosto superato. Si salva solo Alessandro Siani capace di far ridere e riflettere senza mai scadere in luoghi comuni. Quello che Sanremo 2012 non ha saputo fare.

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