Savona e Piacenza: il calcio che fallisce COMMENTA  

Savona e Piacenza: il calcio che fallisce COMMENTA  

Mentre c’è chi pensa a Tevez e chi stringe per Lucas, chi chiude per Borriello e chi si appresta ad ufficializzare Vargas, c’è anche chi deve preoccuparsi di sopravvivere. Nessuna sorpresa, è la metafora della vita, soprattutto in Italia e soprattutto in un periodo come questo. La fotografia del calcio italiano è questa, anche e soprattutto a Natale. Inevitabile, fino a quando non verrà attuata la sospirata riforma che riduca l’area professionistica. Ma fa comunque effetto che mentre Milan e Juventus partono per Dubai ci sono due realtà del calcio italiano i cui giocatori non sanno neppure se e quando potranno tornare ad allenarsi regolarmente. Ed il fatto che non si tratti neppure di due realtà di secondo piano quanto espressioni di capoluoghi di provincia discretamente ricchi, non fa che spingere ulteriormente la riflessione. Savona e Piacenza: quale futuro?

La situazione più difficile è sicuramente quella dei liguri, che però proprio nella serata di mercoledì hanno ricevuto il sospirato sì all’esercizio provvisorio, che permetterà di chiudere regolarmente il campionato scongiurando l’incubo di doversi ritirare a stagione in corsa e di conseguenza della perdita del titolo sportivo. La cordata guidata da Aldo Dellepiane (nella foto), l’unica ritenuta credibile dal curatore fallimentare, ha ottenuto il nulla osta: premiati quindi gli sforzi del team manager salvatore Cavaliere, che di fatto da un mese si era trasformato nel plenipotenziario della società. “Dopo mesi di buio vediamo anche noi un pò di luce – ha detto. E’ un premio agli sforzi e alla tenacia dimostrata in questi mesi difficili”. Ma se il futuro immediato è garantito, ora bisognerà lavorare per mantenere la categoria: il curatore interno infatti dovrà occuparsi del mercato, che ovviamente sarà solo in uscita (dovrebbe partire solo Cazzamalli in direzione Feralpi mentre dovrebbe rimanere Garin) ma il grosso dell’impresa spetterà a Ninni Corda ed ai ragazzi che rimarranno in rosa, chiamati a strappare sul campo una salvezza che avrebbe del miracoloso. E che, per importanza, sarebbe seconda solo a quella ottenuta in tribunale.


Meno foschi gli scenari che si prospettano in Emilia dove perlomeno si potrà sperare fino al 1° febbraio: quel giorno infatti scadrà la proroga concessa dal collegio fallimentare del tribunale a Fabrizio Garilli, tornato in sella dopo l’amaro epilogo della parentesi-farsa dell’Italiana srl. Febbraio però non è così lontano quindi l’agenda di Garilli è già piena: presentarsi infatti a quella data con niente in mano significherebbe dire addio alla gloriosa storia del Piace. L’ incontro avvenuto con i fratelli Pighi ha avuto esito positivo ma non troppo dal momento che Garilli ha ottenuto il sì degli industriali locali ma solo attraverso una partecipazione minoritaria. Ovvio che non possa bastare, come non basterà l’aiuto garantito da Guido Molinaroli, il patron della Copra e della famosa squadra di volley cittadina, peraltro in aperta crisi in questa stagione. Anche perché Molinaroli vanta 250.000 euro di crediti nei confronti del club (manutenzione campi e pulizia spogliatoi mai pagate). L’assenza di “un capofila, un personaggio che assuma il ruolo di azionista di maggioranza”, per ripetere le parole di Garilli, rischia di segnare il destino del Piacenza. Basteranno trenta giorni per scongiurare il peggio? Se lo augurano tutti, compreso mister Monaco cui spetterà il compito più difficile: cercare la salvezza senza rinforzi ed anzi con alle viste una vera diaspora che potrebbe portare alle partenze dei pezzi pregiati come Guerra, oltre al già partito Guzman.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*