Savona, progetta di uccidere il padre per avere l’eredità

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Savona, progetta di uccidere il padre per avere l’eredità

I protagonisti di questa vicenda triste, ma corredata di un lieto fine (o qualcosa del genere), sono un padre che si è rifatto una vita con un’altra donna, il di lui figlio e il di quest’ultimo amico.

Un quartetto che potrebbe promettere qualunque scenario, ma ha finito per mettere sul palcoscenico il peggiore, quello del tentato omicidio. Il figlio 52 enne, infatti, ben preoccupato dal fatto che il padre, che di anni, invece, ne ha 80, potesse lasciare casa ed eredità alla sua nuova metà, una donna di 49 anni originaria delle Mauritius, ha deciso che l’unica cosa da farsi era far fuori l’anziano genitore.

La cassa integrazione, la tristezza e chissà quante altre preoccupazioni e aspettative tradite lo hanno condotto a discutere dei dettagli con un amico, al quale ha affidato la concretizzazione dei suoi piani (già, perché una cosa è essere mandante di un parricidio, deve aver pensato l’uomo, altra è esserlo in prima persona) in cambio di un sostanzioso riconoscimento economico.

Dell’amico incaricato dell’omicidio si sa poco, al momento, ma dal fatto che sia stato sufficiente promettergli 10 mila euro per convincerlo a procedere si può dedurre che pure lui non versasse in condizioni di vita favolose.

Per un mese i due complici progettano, studiano e mettono a punto i dettagli.

Poi, sabato mattina scorso, l’amico entra in casa del padre senza effrazione alcuna (primo dettaglio non sfuggito agli investigatori), tenta di soffocarlo con un cuscino, ma, dimostrando scarsa perizia con questa modalità di uccisione, inizia a colpirlo più volte al torace, proprio dove l’anziano ha un pacemaker (secondo dettaglio non sfuggito agli investigatori). L’ottantenne, però, dimostra forza e prontezza, si divincola e anzi passa al contrattacco, colpendo il suo assalitore con pugni e calci, fino a metterlo in fuga.

Nel frattempo, però, intervengono le forze dell’ordine chiamate dai vicini insospettiti, le quali si ritrovano di fronte il figlio che, sopraggiunto per primo, esce dall’appartamento e, con calma sospetta, rassicura tutti dicendo che “è tutto a posto” (terzo dettaglio non sfuggito agli investigatori).

Come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la vicenda è finita con il figlio che, in commissariato, confessa ogni sua colpa, mentre il padre, dal letto di ospedale dove si trova ricoverato con alcune costole rotte e qualche livido, ancora all’oscuro delle trame del sangue del suo sangue, chiede dove sia il figlio e perché non sia ancora andato a trovarlo.

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