Scambio di donatore, sorpresa per una coppia lesbica COMMENTA  

Scambio di donatore, sorpresa per una coppia lesbica COMMENTA  

Jennifer e Amanda si amano. Sono due donne, lesbiche, che si sono conosciute, piaciute e innamorate. Hanno stretto un legame tale da decidere di trascorrere la vita insieme, fino alla vecchiaia e fino alla morte.

Vivono in una cittadina dell’Ohio, però, dove la popolazione è piuttosto conservatrice.
Un altro modo di descrivere il luogo in cui vivono queste donne è: un posto dove è preferibile astenersi dall’andare in giro a sbandierare il proprio orientamento sessuale per nulla tradizionalista, onde evitare di dover vivere tutti i giorni situazioni di discriminazione, nella peggiore delle ipotesi, di imbarazzo nella migliore.

Le due donne hanno però il coraggio di portare avanti con orgoglio la loro unione e, per potersi considerare una famiglia a tutti gli effetti, decidono di rivolgersi ad una banca del seme per poter avere un figlio.

Impiegano un anno a scegliere il donatore che fa al caso loro, individuandolo, al termine di una lunga riflessione, in un maschio caucasico. Loro due, entrambe bianche, in una comunità in cui i bianchi rappresentano il 98% della popolazione, proprio non se la sentono di fare una scelta diversa.

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La provetta con lo sperma del donatore viene battezzata da uno degli operatori della Midwest Sperm Bank con il numero 330, scritto a mano, sulla targhetta.
Allo stesso numero arrivano anche altri operatori della banca, quando si tratta di ‘consigliare’ il donatore finale a Jennifer e Amanda: 330.
E sempre a quel numero sa di dover andare l’operatore incaricato di consegnare la provetta per l’inseminazione.
Solo che, si sa, l’uomo è fallibile e, cosa ben più importante, almeno in questo caso, dotato di scrittura manuale, personale, tipica. Grafia – ecco il nome corretto – fatta di a e o che si somigliano, m e n che si confondono, 3 che possono somigliare a 8 in modo impressionante.
Potrebbero essere lo stesso numero, in effetti, tanto si somigliano, al punto che un 330 potrebbe essere letto come un 380 come se niente fosse.
Un errore di grafia o di lettura è alla base della consegna della provetta numero 380 in luogo della numero 330 pattuita.
La banca, a cose fatte, accortasi dell’errore, accorda alle due donne un pagamento ridotto a titolo di risarcimento, ma null’altro.
Passano i mesi, nove mesi, e, a parto avvenuto, Jennifer e Amanda scoprono di non essere diventate madri di una bella bimba bionda e con gli occhi azzurri, bensì di una bimba molto diversa, altrettanto bella, ma non altrettanto bionda e con gli occhi azzurri. Le due donne cullano fra la braccia una bimba dalla pelle scura, coerente eredità del padre, l’afroamericano donatore della provetta numero 380.
“Amiatmo nostra figlia” dicono oggi le due mamme “non faremmo mai cambio con nessuno, ma per noi è diventata una situazione di forte stress e dolore“.
Crescere una bimba di razza mista in una società bianca è impossibile, per queste due donne, che hanno quindi deciso di fare causa alla Midwest Sperm Bank
“Tagliare i capelli a mia figlia è uno stress” racconta Jennifer “perché per un taglio decente devo andare in un quartiere nero, lontano da dove vivo, dove, almeno in apparenza, non siamo i benvenuti”.
Ed è solo l’inizio, perché le due donne temono che la situazione non possa che peggiorare non appena la bambina inizierà ad andare a scuola.
“Non vogliamo che un episodio del genere si ripeta” concludono le due donne.
Per ora, i giudici hanno dato ragione alla banca del seme, perché la bambina risulta sana e priva di problemi oggettivi, ma, a dicembre, il caso ritornerà in tribunale.

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