Scandalo Volkswagen, si dimette l’ad Martin Winterkorn COMMENTA  

Scandalo Volkswagen, si dimette l’ad Martin Winterkorn COMMENTA  

“Sono stato scioccato dagli eventi degli ultimi giorni e soprattutto dal fatto che una cattiva condotta su tale scala sia stata possibile nel gruppo Volkswagen. Come amministratore delegato accetto la responsabilità per le irregolarità che sono state scoperte nel settore dei motori diesel e ho dunque chiesto al consiglio di supervisione di interrompere il mio incarico di ad di Volkswagen. Lo faccio nell’interesse della società, anche se non sono a conoscenza di alcun errore da parte mia”.

E’ stato con queste parole che ieri, l’amministratore delegato della Volkswagen Martin Winterkorn ha dato l’annuncio delle sue dimissioni,

“Volkswagen ha bisogno di un nuovo inizio” ha anche aggiunto Winterkorn “e sto aprendo la strada a questo nuovo inizio con le mie dimissioni”.

Un gesto di responsabilità che in molti hanno accolto con favore, cogliendo anzi l’occasione per sottolineare, ancora una volta e persino in questo caso, la presunta superiorità dei tedeschi in fatto di etica. In realtà, le dimissioni di Winterkorn erano necessarie, senza mezzi termini. Semmai, ci sarebbe stato da stupirsi se non fossero arrivate, perciò si può dire che l’ex amministratore VW ha solo fatto ciò che da lui ci si attendeva in un caso come questo.


Che le dimissioni fossero necessarie, però, non comporta anche che le si possa definire in qualche modo utili, anche perché Winterkorn non ha mancato di sottolineare come non fosse “a conoscenza di alcun errore”. Come dire che lui, in qualità di amministratore delegato della casa automobilistica, di motori truccati dai software per superare i controlli anti inquinamento proprio non ne sapeva nulla.


A conferma che, in certe situazioni, tutto il mondo è uguale e l’etica, fra molti manager, attecchisce come un oleandro in cima alle Alpi, l’uscita di scena di Winterkorn non è diversa da quella di molti altri numeri uno (tedeschi e non) che si sono trovati nel mezzo di scandali della portata dell’attuale Dieselgate (tanto per usare il nome con cui molti media ormai lo chiamano).

Dello scandalo Volkswagen sta passando in primo piano soprattutto l’inaudito fatto che anche i tedeschi, così amanti delle regole, siano stati capaci di mettere in piedi una truffa di quelle dimensioni. Comprensibile, non fosse altro per l’atteggiamento cattedratico assunto da Berlino solo negli ultimi tempi nei confronti, ad esempio, dei mediterranei italiani e greci, quei furbetti che vorrebbero taroccare i bilanci.


Ciò che però non dovrebbe sfuggire è la gravità dell’avere truffato una legge che riguarda la protezione del clima. Volkswagen, fra tutto ciò che poteva trasgredire, ha optato per i regolamenti che cercano – per l’incidenza che possono avere, certo, ma lo fanno – di proteggere il futuro del nostro pianeta da cambiamenti climatici che potrebbero distruggerlo.

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La questione è tutta nella precisazione di Winterkorn: “lo faccio nell’interesse della società”. Come l’idea di installare quel software, anche quella è stata fatta nell’interesse della società.

Se queste sono la lungimiranza e l’etica di una grande multinazionale con un posto di primo piano nell’economia mondiale, allora, non c’è che dire: siamo spacciati.

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