Scommesse: amnistia? Pioggia di no delle istituzioni COMMENTA  

Scommesse: amnistia? Pioggia di no delle istituzioni COMMENTA  

Evidentemente non per tutti repetita iuvant. Dopo la sparata di inizio estate, in cui il pm di Cremona Roberto Di Martino, all’alba dell’inchiesta Last Bet, parlò di “sensazioni” riguardo ad un possibile allargamento dello scandalo alla Serie A, dopo i primi pesanti coinvolgimenti delle categorie inferiori, procurandosi pesanti rimproveri da parte dell’intero mondo sportivo, pure la seconda intervista del procuratore ha destato un vespaio di polemiche.


E’ inutile girarci attorno – ha dichiarato Di Martino a Sky Sport 24 -, in base a dati in nostro possesso lo scandalo si sta allargando: ogni giorno spuntano novità e sarà sempre peggio.

Per questo ritengo che il calcio debba trovare un modo alternativo per uscirne. Quale? Proporrei una forma di amnistia, ovviamente da parte della giustizia sportiva, con pene lievi in cambio di confessioni spontanee per poi, una volta voltata pagina, stabilire leggi durissime come la radiazione per l’omessa denuncia“. Una mossa stragetica, quella di Di Martino, volta a stanare altri complici del malaffare auspicando confessioni spontanee.

Ma l’idea non è stata apprezzata. Non si è fatta attendere infatti la risposta ai piani alti, del calcio e non solo. Ha cominciato il dg della Figc, Antonello Valentini definendo “non percorribile la strada dell’amnistia.

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Nel nostro codice di giustizia sportiva sono già previsti provvedimenti che premiano chi collabora: non si può fare di più
“.

Ancora più netta la presa di posizione del numero uno del Coni Petrucci: “Rispetto l’opera dei magistrati, Di Martino in testa, ma ho sentito anche il presidente della Figc, Abete, e quella dell’ amnistia sportiva è un’ipotesi irrealizzabile. Il Coni ha recentemente approvato un codice etico per il rispetto dei principi di lealtà e correttezza sportiva: l’esatta negazione dell’amnistia“. Chiaro? Speriamo visto che l’uscita è stata davvero infelice. I malpensanti potranno collegarla al contemporaneo emergere del nome di un Nazionale, Leonardo Bonucci, nell’inchiesta ma si tratta solo di una coincidenza: i riscontri in merito al coinvolgimento del difensore juventino vanno infatti ancora provati e non sarebbe la prima volta che grandi nomi entrano ed escono dall’indagine. Ma il sospetto è inevitabile: possibile che nel caso di coinvolgimento di calciatori illustri la volontà popolare sia quella del colpo di spugna?

Ma in un mondo come quello del calcio che, è storia anche di questi giorni, continua a fare a pugni con la morale, condonare reati gravi come quello della violazione del divieto di scommettere per i calciatori o, peggio, le collusioni con associazioni malavitose sarebbe davvero un autogol clamoroso destinato forse a provocare una frattura definitiva con l’universo tifoso, che è poi quello che sostiene il carrozzone. E sarebbe consigliabile andarci piano pure con le pene ridotte per i rei confessi: la storia di Masiello, che ha vuotato il sacco ma solo a metà, dovrebbe fungere da insegnamento. La morale è una sola: lasciamo che le leggi dello sport, che peraltro non vengono sempre applicate, vengano suggerite dalla giustizia sportiva. Quella ordinaria ha altri problemi cui pensare…

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