Scommesse: Ilievski si discolpa ed accusa Gervasoni COMMENTA  

Scommesse: Ilievski si discolpa ed accusa Gervasoni COMMENTA  

Mentre il calendario di interrogatori appena stilato da Palazzi subisce già la prima variazione vista la richiesta, prontamente accolta, di rinvio dell’audizione operata da Carlo Gervasoni, che avrebbe dovuto aprire la lunga “sfilata” martedì prossimo, si registrano le prime dichiarazioni ufficiali di Hristiyan Ilievski, uno dei grandi latitanti dell’inchiesta Last Bet. Raggiunto telefonicamente da La Gazzetta dello Sport, il macedone ha fornito la propria personalissima ricostruzione dei fatti provando a smarcarsi dalle gravi accuse che gli pendono sul capo: secondo gli inquirenti di Cremona, infatti, Ilievski e l’altro latitante Gegic sarebbero i capi dell’ormai famosa banda degli Zingari, ritenuta colpevole non solo dell’organizzazione di diverse combine ma pure di aver corrotto materialmente non pochi calciatori, anche di Serie A, anche attraverso strategiche presenze alla vigilia delle gare negli alberghi dove alloggiavano i giocatori in campo il giorno successivo. Ipotesi, questa insieme a tante altre, seccamente smentita da Ilievski.


Ammetto di aver avuto diversi contatti con calciatori anche di Serie A – dice – ed in qualche caso di averli pure pagati in cambio di informazioni su partite sicure su cui scommettere ma il denaro era solo mio: sono uno scommettitore compulsivo, gioco ogni settimana e spesso perdo tanti solti. Ma gli Zingari non esistono: e poi non capisco il perché di questo soprannome. Solo perché siamo slavi?”. Ilievski, che ha ammesso di conoscere seppur superficialmente Bentivoglio, Parisi e Marco Rossi, ha dichiarato di aver incontrato più spesso Andrea Masiello (“Lo pagai per la partita Palermo-Bari: ma persi tutto perché la combine saltò”) oltre a Vittorio Micolucci, con il quale ha confermato di essersi visto nella famosa notte tra il 28 febbraio ed il 1° marzo 2011 a Novara alla vigilia della partita tra gli azzurri e l’Ascoli.


Chiara invece la posizione di Gervasoni che secondo Ilievski sarebbe stato l’intermediario tra il gruppo dei macedoni e gli altri calciatori, nonché colui che “sceglieva partite da combinare e squadre da contattare.

Se c’era un’organizzazione, il capo era lui” ha detto Ilievski. Qualcosa comunque non torna, a partire da quegli agganci di celle telefoniche nella zona di Formello con il cellulare di Ilievski alla vigilia di Lazio-Genoa così come il presunto incontro a Milano con Milanetto e Dainelli.

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Ma queste sono le verità di Ilievski che non sembra avere alcuna intenzione di presentarsi davanti ai magistrati cremonesi: per reati come quello di cui è accusato, infatti, l’estradizione richiede procedure molto complicate di cui al momento la Procura lombarda non dispone. E proprio questo anello mancante potrebbe originare un buco potenzialmente decisivo nell’indagine. A meno di confessioni spontanee al momento imprevedibili.

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