Scommesse: tra nuovi indagati e “strane” confessioni COMMENTA  

Scommesse: tra nuovi indagati e “strane” confessioni COMMENTA  

Mentre l’inchiesta rallenta a Cremona visti gli impegni del pm di Martino nell’appello della strage di Piazza Della Loggia (e così sarà per tutta la prima settimana di marzo), a Bari il lavoro continua speditamente: sembra infatti imminente l’inserimento di altri diciassette giocatori nella lista degli indagati. Nulla di ufficiale, ma ai “soliti” Bentivoglio, Rossi, Masiello e Parisi si aggiungerebbero gli ex biancorossi Marco Esposito, ora al Pisa e Abdelkader Ghezzal, emigrato a gennaio dal Cesena al Levante. Non trova conferme invece almeno per il momento il coinvolgimento di Daniele Portanova, il difensore del Bologna tirato in ballo per la presunta combine di Bologna-Bari 0-4 dell’ultima giornata dello scorso campionato. “Eravamo pronti a partire per Bari per chiarire il tutto – ha dichiarato il legale del giocatore, avvocato Gabriele Bordoni – ma mi sono trovato davanti un muro impenetrabile. Al momento non sappiamo nulla”.


Intanto a fare rumore sono le parole “straniere”. Che alla base ci sia una strategia ben congegnata, sembra fuor di dubbio. Ma tutto questo potrebbe anche non bastare a Hristiyan Ilievski ed a Almir Gegic: i due ricercati più illustri dell’inchiesta sul calcioscommesse hanno parlato a distanza di quarantott’ore alla Gazzetta dello Sport, respingendo al mittente quasi tutte le accuse mosse contro di loro dalla procura di Cremona. Il loro è un coro a due voci: gli Zingari non esistono, la base delle scommesse è l’Italia, Singapore è solo una sperduta nazione dell’Asia e a muovere le fila è sempre stato Carlo Gervasoni. “Se il calcio italiano è marcio, la colpa non è mia” si è sfogato Gegic secondo il quale “le ultime cinque giornate di tutti i campionati italiani sono una farsa: e sarà così anche quest’anno”. Bella scoperta: nessuno in verità ha mai pensato di addossare interamente alla banda degli slavi la responsabilità di un malaffare che settimana dopo settimana si scopre sempre più profondo ma di certo senza appoggi di “alto rango”, senza basi internazionali ed ingenti somme di denaro da muovere per convincere giocatori avversari e non solo Gervasoni e compagni potrebbero andare poco lontano. Non solo, Gegic attacca pesantemente le società: “E’ noto che in Italia sono le società in difficoltà con gli stipendi ad organizzare le scommesse clandestine: poi sono i giocatori a farsi avanti”. Peccato che le indagini fin qui svolte mostrino la totale estraneità di (quasi) tutti gli alti dirigenti.


Insomma respingere ogni addebito sembra essere una mossa troppo ardita: non solo per le prove ritenute inconfutabili che la procura di Cremona conserva nel cassetto (100.000 intercettazioni!) ma pure perché le versioni sembrano essere state proprio studiate a tavolino, e lasciano troppi punti all’oscuro.

A tale proposito destano qualche perplessità gli argomenti su cui Gegic non ha voluto soffermarsi preferendo discuterne con il pm di Martino quando questi lo convocherà: su tutti, il caso dei 250.000 euro che proprio Gegic avrebbe fatto arrivare ad Andrea Masiello per la combine poi saltata di Palermo-Bari.

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Di certo da questa ondata di confessioni “a distanza”, ad uscire con le ossa rotte è proprio Gervasoni: l’ex difensore del Piacenza è stato infatti accusato di essere la vera mente dell’organizzazione non solo da parte della coppia Ilievski-Gegic ma pure da parte dei tre latitanti Dino Lalic, Vinko Saba e Alija Ribic che hanno fatto arrivare a Cremona le loro memorie difensive puntando il dito contro Carobbio e Gervasoni rei di chiedere soldi in cambio di informazioni su partite sicure. A Cremona si studiano le carte ed in attesa di riscontri nessuno mette la mano sul fuoco su queste confessioni: Gervasoni era stato ritenuto fin qui un teste attendibile. Molto più dei tre ricercati slavi.

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