Scontro nel Pd sulle riforme. Boschi: “chi rema contro va con Grillo e Salvini”

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Scontro nel Pd sulle riforme. Boschi: “chi rema contro va con Grillo e Salvini”

Il partito di governo dovrebbe mostrarsi coeso, specie in un momento cruciale come questo, sia per la legislatura, sia per la storia del paese.
Ma, se non è così, forse è anche sintomo di democrazia.
L’argomento che segna un nuovo scontro interno al Pd è il disegno di legge che ormai porta il nome della ministra Maria Elena Boschi, al quale la minoranza ‘ribelle’ vorrebbe appiccicare diversi importanti emendamenti.
Uno di questi, ad esempio, prevederebbe un Senato eletto dalla popolazione (mentre l’Italicum ha cancellato questo carattere elettivo). Poi c’è il tema dei giudici costituzionali, di due dei quali la minoranza vorrebbe proporre la nomina da parte del Senato, mentre, al momento, è prevista l’elezione di cinque nomi da parte dell’intero parlamento in seduta comune.
Di tutto ciò, però, alla prossima votazione in aula, le figure di punta del Pd non vogliono neppure sentir parlare, perché in gioco non c’è la semplice approvazione del quadro delle riforme, ma la sopravvivenza stessa del governo.

“Chi rema contro sulle riforme” ha dichiarato Maria Elena Boschi “si assume la responsabilità di consegnare il nostro Paese ai vari Grillo e Salvini, alle destre populiste. Io questo rischio non lo voglio correre. Nel Pd, dopo aver discusso, dobbiamo andare avanti e, se non siamo tutti d’accordo, come in tutte le migliori famiglie si decide a maggioranza, tanto più se, come finora, è una maggioranza molto ampia del 90% del gruppo. E quando si è deciso chi ha un’idea diversa è normale che faccia un passo indietro rispetto alla maggioranza. Mi stupisce che persone più autorevoli di me mettano in discussione questo principio di democrazia”.
A rispondere sono i dissidenti Vannino Chiti e Maurizio Migliavacca: “si continua nel Pd su una china politicamente pericolosa. Prendendo a pretesto articoli o addirittura titoli anzichè dichiarazioni, i soliti pretoriani dell’obbedire senza discutere si lanciano, nella solita successione preordinata, in polemiche prive di fondamento.

Anzichè discutere nel merito il documento proposto al segretario-premier e alle presidenze dei gruppi parlamentari da 25 senatori Pd, si inventano congiure, trappole, agguati”.
In altre parole, i timori dei renziani sarebbero pura fantasia.
Il richiamo all’ordine è comunque stato fatto. Che sia stato opportuno o meno, lo si saprà all’atto del voto in aula.

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