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Scoperta della missione Rosetta: la vita viene dalle comete

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Scoperta della missione Rosetta: la vita viene dalle comete

La missione Rosetta ha scoperto la presenza “indiscutibile” di amminoacidi nella coda di una cometa. Si tratta di una svolta importante, perché è proprio dagli amminoacidi che nasce la vita. Il ruolo delle comete nell’universo diventa molto più importante e complesso di quanto si supponesse fino a non molti anni fa.

La missione Rosetta

Ci sono voluti dieci anni e la tecnologia più sofisticata. Ci sono voluti calcoli, valutazioni, invenzioni di ogni tipo. C’è voluta una certa dose di fortuna, ma, alla fine, la sonda Rosetta ha consentito l’atterraggio di un piccolo robot sulla superficie della cometa 67P / Churyumov – Gerasimenko. Era il dicembre del 2014. Da quel giorno, su un corpo celeste che viaggia a diciotto chilometri al secondo, a cinquecento milioni di chilometri di distanza dalla terra, c’è un oggetto simile ad un cubo di un metro di lato costruito da noi terrestri.

Il progetto concepito dieci anni prima entrava in quel momento nella sua fase più delicata, in cerca di una scoperta di portata scientifica senza precedenti.

Si sospettava, al tempo, che le comete, nel loro peregrinare nell’universo, potessero contenere frammenti della materia da cui sono scaturiti i pianeti, o, addirittura, veri e propri amminoacidi, dai quali scaturisce niente meno che la vita stessa. Alla cometa dal nome arido era quindi in qualche modo affidato il compito di rispondere alla domanda che incombe sul genere umano dal primo giorno della sua esistenza: da dove veniamo?

La risposta arriva dalle profondità dello spazio

La risposta potrebbe essere arrivata proprio in questi giorni. Kathrin Altwegg, dell’università di Berna, ha pubblicato sulla rivista Science Advances ciò che la missione Rosetta è riuscita a scoprire frugando nella coda della cometa 7P/Churyumov-Gerasimenko: glicina. Si tratta di un amminoacido, uno degli elementi base che costituiscono le proteine e che rappresenta il germe della vita. Stando a quanto scritto da Kathrin Altwegg, si tratterebbe di una “prova indiscutibile” e, nello specifico, del primo vero caso in cui gli scienziati sono riusciti a verificare la presenza di amminoacidi su una cometa.

I dati raccolti dalla missione Rosetta comprendono inoltre le molecole base della glicina, della quale si presenta quindi anche la possibilità di studiare il meccanismo di formazione.

E’ ancora presto per giungere alle conclusioni, ma la sensazione di completamento e compimento non si riesce proprio ad allontanare, perché potremmo avere scoperto che sono le comete a trasportare i germi della vita in giro per l’universo, finendo per recapitarli su un pianeta che si pone sulla loro traiettoria e dove, in presenza di specifiche condizioni, è possibile si crei la presenza di esseri viventi dotati di un raziocinio così raffinato da arrivare a capire, con il tempo necessario, questo stesso meccanismo. Quel che si dice la quadratura del cerchio.

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