Scrittori italiani sconosciuti all’estero COMMENTA  

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Buenos Aires – Arriva dall’Argentina la notizia secondo la quale la narrativa italiana sarebbe praticamente sconosciuta all’estero. A fare da portavoce, lo scrittore David Leavitt, che ha vissuto in Italia per svariati anni e che ora, assieme al suo compagno Mark, si è trasferito a Buenos Aires.


Perché?

Leavitt ha ricordato come l’Italia sia un paese di grandi scritturi, storicamente influente e con una tradizione culturale tra la più importanti a livello mondiale. Tuttavia pare proprio che i talenti nostrani non vengano “espatriati” con la stessa convinzione che, da anni, contraddistingue altre nazioni come, ad esempio, l’Argentina. Certo, molti dei nostri autori guadagnano le vetrine dei vicini paesi europei, ma questo è un caso assai raro e comunque del tutto insignificante se paragonato all’incredibile successo ottenuto, su scala globale, da altri scrittori stranieri.


La fiction italiana non viene tradotta

E’ questo, forse, l’aspetto più terribile e insieme preoccupante della questione. La fiction italiana funziona, è piacevole e profonda, tuttavia non viene tradotta. La rivista letteraria da lui curata, la “Subtropics”, riceve traduzioni da tutto il mondo tranne che dall’Italia. E’ come se gli autori italiani fossero invisibili. Giungono testi da tutta Europa e dal resto del mondo, ma dall’Italia niente. << Questa è una grave forma di debolezza istituzionale. >>, ha sancito Leavitt.


Come migliorare

Davis Leavitt ha fatto notare anche come il panorama culturale, in Argentina, si notevolmente più vasto rispetto a quello italiano. Editori e agenti provano un interesse maggiore nel proporre i loro autori all’estero, dando prova di grande ambizione. Una delle ragioni che lo ha spinto ad abbandonare l’Italia – in senso puramente lavorativo – è il prezzo che le case editrici sono solite proporre per i propri libri, a suo avviso eccessivo. Tutti questi elementi, se risolti, contribuirebbero alla diffusione della lingua e della letteratura italiana nel mondo, oltre, naturalmente, ad accrescere il profilo culturale degli scrittori e, ancora più in generale, dell’intera nazione.

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Filippo Munaro

 

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