Scuola e lavoro: i nuovi ITS

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Scuola e lavoro: i nuovi ITS

La mancata sinergia tra la scuola e mondo del lavoro è da sempre uno dei talloni d’Achille del sistema scolastico italiano. In questo momento di crisi economica e di forte disoccupazione giovanile questa divaricazione si fa un problema acuto ed il bisogno da parte del giovane di trovare in modo certo un lavoro alla fine del percorso scolastico diventa impellente. Sotto processo è anche la perdurante egemonia della cultura umanistica, che, per la sua stessa genericità, non permette quella qualificazione professionale che è diventata più che mai una esigenza ineludibile.

D’altra parte, una precisa e sicura qualificazione tecnica è la più chiara garanzia di fuggire da quel mondo di precariato e di sottooccupazione che sembra incombere come un destino funesto sui giovani di oggi. L’istituzione, a partire dal 2011, dei nuovi Istituti Tecnici Superiori, sembra rispondere a questa sentita esigenza e va nella direzione di un ammodernamento del sistema scolastico in un’ottica europea ed internazionale. Gli Istituti Tecnici Superiori intendono infatti provvedere alla formazione di tecnici di un livello superiore a quello proprio a coloro che escono da un attuale secondo ciclo di istruzione. Il percorso formativo dura due anni, ed è strutturato in maniera tale da garantire una connessione permanente con il settore produttivo, visto che il 30% del monte ore complessivo è dedicato a stage aziendali ed a tirocinii formativi, e che è previsto che il 50% dei docenti provenga dal mondo del lavoro nel settore specifico di indirizzo del singolo ITS.

Istruzione del futuro

Alla conclusione viene rilasciato un diploma di tecnico superiore, valido per il territorio nazionale ed all’interno della Comunità Europea. Una svolta nella formazione post-secondaria non universitaria, che deve essere vista con estremo favore, sia per il coinvolgimento delle Regioni, sia perché si tratta di un’iniziativa corretta per risolvere i problemi del futuro e senza dubbio è nell’interesse dei giovani. La cultura umanistica è un retaggio del passato, senza dubbio grande, ma che rischia di diventare una pericolosa palla al piede. Un suo ridimensionamento è, allo stato attiuale delle cose, necessario.

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