Se Tare perde l’aplomb

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Se Tare perde l’aplomb

Dal momento del suo arrivo in Italia Igli Tare si è sempre dimostrato un atleta modello fuori e dentro il campo: poliglotta, magari non impeccabile dal punto di vista tecnico ma sempre corretto con compagni ed avversari. Anzi, la leggenda narra che proprio a causa di un suo clamoroso rifiuto, a fine carriera, saltò un tacito accordo, di quelli che, purtroppo, vengono spesso raggiunti nel calcio italiano di fine stagione. Ma evidentemente una volta cambiate mansioni si è modificato pure l’approccio al calcio del prode Igli, oggi direttore sportivo della Lazio. Come commentare altrimenti lo sfogo certamente non richiesto oltre che discutibile nella sostanza con cui ha silurato il nascente progetto dei cugini romanisti dai microfoni di Lazio Syle Radio (un nomen poco omen, nella fattispecie…). “I nostri cugini hanno un progetto che non si sta rivelando vincente, ma vengono comunque sempre esaltati dalla stampa. Dall’altra parte invece una società come la nostra che sta lavorando sodo per raggiungere i suoi obiettivi viene apostrofata malamente sui giornali“. “La Lazio – continua Tare – non cerca giocatori svincolati.

Sappiamo quali sono i problemi di questa rosa ma non ho mai preso in considerazione una tale mossa di mercato”.

Un attacco diretto ed immotivato che ha già abbondantemente sobillato gli animi dei tifosi romanisti, le cui reazioni nei confronti di Tare si sono già registrate numerose, ed alcune anche riprovevoli. Pare infatti del tutto pretestuoso affiancare due strategie societarie che non potrebbero essere più diverse: dall’avvento della gestione-Lotito, infatti, la Lazio non ha mai fatto una politica di programmazione, investendo raramente su giocatori giovani preferendo i risultati immediati attraverso calciatori (ed allenatori) di provata esperienza. Una scelta che non trova pieno sostegno da parte dei tifosi, soprattutto ora che i conti sono stati parzialmente risanati, ma ugualmente rispettabile, così come rispettabile e degno di fiducia è quanto si sta tentando di creare alla Roma dove la nuova proprietà ha puntato su una rosa giovanissima ed un allenatore esordiente nella speranza di raccogliere tra qualche tempo i frutti degli investimenti.

Insomma mai forse come quest’anno Lazio e Roma non possono essere paragonate ed anche se in classifica la distanza è minima c’erano tutti i presupposti per una convivenza serena, derby a parte.

Ma evidentemente le strategie mediatiche di oggi sono diverse, e cercare sempre e comunque lo scontro si pensa possa pagare di più. Peccato, perché se anche profili intellettualmente evoluti come quello di Tare perdono simili occasioni significa che la strada della rinascita del calcio italiano è ancora lunga. Ammesso che la si voglia percorrere.

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