Semipresidenzialismo, il Senato vota sì. Alfano: «Una grande chance». Bersani: «Gesto irresponsabile e inutile» COMMENTA  

Semipresidenzialismo, il Senato vota sì. Alfano: «Una grande chance». Bersani: «Gesto irresponsabile e inutile» COMMENTA  

Tanto tuonò che piovve. L’aula del Senato ha alla fine approvato l’emendamento, firmato da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, del testo Abc delle riforme costituzionali, che prevede l’elezione diretta a suffragio universale del Presidente della Repubblica. L’emendamento è passato grazie ai voti di Lega, Pdl e Coesione Nazionale. Udc e Api hanno votato contro, mentre Futuro e Liberazione si è astenuta. Pd e Idv, invece, hanno abbandonato l’aula in segno di protesta, anche se a far notizia e l’astensione dei senatori pidiellini Giuseppe Pisanu («sono favorevole al semi presidenzialismo, ma ritengo che la via seguita in questa sede sia sbagliata») e Giuseppe Saro, entrambi in dissenso dal proprio gruppo.


Esulta Gasparri, uno degli artefici dell’emendamento, per il quale quello di oggi «è un voto storico, una scelta che guarda al futuro, ad un rafforzamento della democrazia diretta e dei sistemi di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni». Lo stesso entusiasmo è condiviso da Angelino Alfano, segretario del Pdl, il quale ha affermato che l’elezione diretta del Presidente della Repubblica «è una grande chance per il Paese. Speriamo che il Partito Democratico non faccia perdere questa occasione all’Italia, perchè l’anno prossimo di questi tempi potremmo avere un presidente eletto dal popolo».


Dall’altra parte della barricata, il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha definito l’approvazione del semipresidenzialismo come «un diversivo senza costrutto. Spero solo che questo gesto irresponsabile, inutile e inconcludente non ci faccia deragliare da quello che dobbiamo fare subitissimo: la riforma elettorale».

Dello stesso avviso è il capogruppo dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, la quale ha già chiesto di sospendere i lavori, in quanto ritiene «intollerabile che il Senato venga impegnato nella discussione sulle riforme costituzionali, che non avrà alcuna sorte, mentre per la spending review, provvedimento importantissimo per il rilancio dell’economia del Paese, resteranno le briciole di tempo tra una seduta d’aula e l’altra».

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