Sentenza della Cassazione: lavoro nei festivi non obbligatorio COMMENTA  

Sentenza della Cassazione: lavoro nei festivi non obbligatorio COMMENTA  

C’è il mondo della politica e c’è il mondo delle regole. Poi c’è il mondo reale, che, con fastidio diffuso, non coincide con il primo e, assai spesso, non coincide neppure con il secondo.


Mentre infatti l’esecutivo del Presidente Matteo Renzi non perde occasione di sbandierare i successi del Jobs Act, incluso il recente caso del registrato calo nel numero di partite IVA aperte nello scorso luglio rispetto a allo stesso mese del 2014 (spiegato, appunto, con notevole inventiva, da rappresentanti del Ministero dell’Economia, come uno degli effetti positivi della riforma del mondo del lavoro, che favorisce la stipula di contratti stabili), le esperienze quotidiane e popolari, meno nobili dei discorsi di un ministro, ma non meno veritiere o degne di attenzione, raccontano che l’Italia affronta un’involuzione del riconoscimento del valore del lavoratore e una sempre più marcata tendenza alla risoluzione di ogni questione in termini di abbassamento del costo del lavoro.


Il mondo dell’impiego è popolato di forme contrattuali ibride, che mischiano le caratteristiche del rapporto di lavoro fisso con quelle dell’attività freelance. Contratti a tempo determinato, a chiamata, partite IVA, posizioni interinali e stage.


Jobs Act o meno, queste sono le proposte più frequenti.

Gli effetti sociali sono devastanti: quasi la metà dei giovani entro i 30 anni non riesce a lasciare la casa dei genitori perché non ne ha la possibilità dal punto di vista economico, fatto che ha ripercussioni enormi dal punto di vista della natalità, dello sviluppo sociale e del cambiamento e del futuro italiano in generale.

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La tendenza è al ribasso su ogni aspetto, e proprio per questo va salutata con favore la sentenza della Cassazione che stabilisce che il lavoro nei giorni festivi non è obbligatorio.

Lo ha reso noto la Camera del Lavoro di Vercelli e Valsesia.

La Cassazione ha accolto il ricordo di un’addetta alle vendite impiegata presso il centro Loro Piana di Romagnano Sesia, in provincia di Novara. La donna, nel 2004, fu multata dal datore di lavoro per essersi rifiutata di presentarsi al lavoro il 6 gennaio, giorno dell’Epifania e, ora, ha dalla sua la sentenza che stabilisce che un dipendente non può essere costretto a lavorare in una giornata festiva infrasettimanale.

Cosa faccia al momento la donna e cosa farà in futuro, non si sa. Quindi, non può essere chiaro se, al di là del valore della sentenza in termini di giurisprudenza, l’intervento della Cassazione sia stato in effetti utile per migliorare le sue condizioni di impiego.

Neppure è chiaro (cioè, in realtà, è chiarissimo) se, in futuro, Loro Piana e tutti gli altri marchi e supermercati e centri commerciali che scelgono di restare aperti nei giorni in cui non potrebbero obbligare i dipendenti a lavorare, continueranno a operare come hanno sempre fatto o si adegueranno al chiarimento arrivato dalla Cassazione.

L’episodio chiarisce bene quale sia la distanza fra l’oggetto delle preoccupazioni del mondo della politica e le effettive condizioni di lavoro odierne.

Il problema risiede – è quanto mai ovvio – nelle tutele del lavoratore, il quale, non c’è dubbio, d’ora in avanti potrà citare la sentenza della Cassazione per rifiutare specifici turni di lavoro, ma ben sapendo che, così facendo, si potrebbe ritrovare disoccupato assai presto. Facilissimo è trasformare un interinale o un lavoratore a tempo determinato in un disoccupato, quindi, ancora una volta, Jobs Act o meno, se la tendenza è, in ogni settore, a un tremendo ribasso, non si arriverà mai ad avere una predominanza di contratti a tempo indeterminato.

Per il semplice fatto che, essendo il desiderio di tutto il mondo politico quello di abbassare il costo del lavoro, l’obiettivo va perseguito in primo luogo limitando proprio tale forma di assunzione. Jobs Act o meno.

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